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Home GASTRONOMIA SICILIANA
GASTRONOMIA SICILIANA
L'aria profuma di storia, la natura sprigiona odori, la cucina stuzzicanti sapori, tutto è immerso in una luce calda, mite, magica, mediterranea: siamo in Sicilia. Ai siciliani avevano raccontato che le loro profonde radici erano sinonimo di arretratezza e adesso anche in cucina doveva prevalere il gusto dello straniero. Ma... le radici gastronomiche dei siciliani affondano e si confondono con la storia di Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Spagnoli, Sardo-piemontesi, Austro-borbonici, Inglesi e Italiani dell'Alta Italia. La Sicilia e il suo popolo sono stati capaci di convivere per secoli, con culture e tradizioni a loro estranee, riuscendo sempre ad impossessarsi dei segreti di cucine vicine e lontane.

Oggi, la tradizione gastronomica siciliana è punto di riferimento nel mondo; il modo di cucinare siciliano il più salutare. E, scrutando le vie del passato ci sovviene Platone che, chiamato da Dionigi il Vecchio, pur con un certo risentimento per non aver potuto realizzare in Sicilia la sua "Città dei filosofi", tesse l'elogio della pasticceria siciliana e, ancora, il geografo arabo Idrisi, nel suo "Libro di Ruggero" del 1154, scrive testualmente: "A ponente di Termini (Imerese) vi è l'abitato di Trabia, sito incantevole, ricco di acque perenni e mulini con una bella pianura e vasti poderi, nei quali si fabbricano i vermicelli (indicati con il nome arabo "itriya", ndr) in quantità tale da approvvigionare, oltre ai paesi della Calabria, quelli dei territori musulmani e cristiani, dove se ne spediscono consistenti carichi"... Sono stati i siciliani ad inventare la pasta. Se oggi nel mondo si mangiano gli spaghetti non lo si deve, come qualcuno ha sostenuto, a Marco Polo, che nel suo avventuroso viaggio in Estremo Oriente viene a conoscenza degli spaghetti di soia: il viaggiatore, infatti, nasceva cento anni dopo l'uscita del libro di Idrisi.

Sono queste le radici sinonimo di arretratezza? Ma lasciamo a speculatori e detrattori di ogni tempo il disquisire inerudito sul nulla. A me preme ricordare ai nostri lettori le storia e la cultura di una gastronomia ricchissima come quella siciliana.

Sulla tavola imbandita della storia gastronomica di quest'Isola, i Greci servono olive bianche e nere, l'omerico agnello alla brace e, soprattutto, il vino. Goti e Bizantini ci inebriano con droghe orientali, formaggi piccanti, salse con bottarghe di tonno e profumati dolci. Gli Arabi ci servono il cùscus, la trionfale cassata, la pasta reale e il sorbetto, mentre tutto intorno rifiorisce la Sicilia.

Con gli Spagnoli arriva sulla nostra tavola il pomodoro, la caponata, la pasta con il finocchietto selvatico, il pan di Spagna, il cioccolato. Dalle Indie arrivano le melanzane. poi, in questi ultimi 150 anni, l'evoluzione della gastronomia siciliana porta allo sviluppo di due cucine parallele: quella "baronale" - che può andar fiera per la raffinata elaborazione dei cannoli - e quella "vastasa" - che ha la sua origine a Palermo, nel popolare rione della Vucciria, tutta basata sulla fantasia e l'amore per gli uomini, la natura, la libertà.

E' una gastronomia, questa siciliana, realizzata con prodotti che, arrivati dagli angoli più lontani del mondo, hanno trovato nell'Isola la loro tipicità, grazie alle capacità inventive e lavorative dei siciliani e al clima accogliente che avvolge questa perla mediterranea. 

Un paradiso della natura che bene colse Ibn Zaffir, uno dei poeti arabi della corte di Federico II, che affermò: "in Sicilia gli alberi hanno il fuoco nelle foglie e l'acqua nelle radici".

Questa unione uomo-natura oggi può vantare, solo per citarne alcuni, prodotti come la pesca di Bivona e il melone bianco di Roccamena, i carciofi di Cerda e le nocciole dei Nebrodi, il pistacchio di Bronte e l'uva di Canicattì, la ricciola sott'olio di Lampedusa e la bottarga di Favignana, il salame di Sant'Angelo di Brolo e la tipica salsiccia siciliana al finocchietto, le caciotte ragusane e il brontese con la lagrima di Bronte. E, ancora, pregiate produzioni di olio di oliva, miele, frutti di bosco; saporite conserve di pomodoro, funghi e melanzane; dolci molto apprezzati a base di pasta di mandorle; e, poi, vini rossi, bianchi, liquorosi: malvasia, moscato passito di Pantelleria, marsala, nero di Pachino, zibibbo...

Sicilianetwork dedica spazio alla tradizione gastronomica siciliana perché spera di poter contribuire alla riaffermazione piena delle grandi tradizioni di quest'Isola; perché lo "straniero" possa scoprire, attraverso un viaggio affascinante tra profumi, odori, sapori e misteri, una storia per troppo tempo rimasta nascosta ai più. E ci rivolgiamo anche al giovane siciliano, perché possa ricordare da dove viene, qual'è la sua storia; perché possa riempire la sua vita dei sacrifici e dell'amore che hanno fatto grande questa perla del Mediterraneo.

  • FORMAGGI STORICI SICILIANI   ( 1 Articolo )

    (ags) Palermo, 08.02.99 - Con la pubblicazione, Sabato 6 febbraio, del decreto (28.12.98) dell'assessorato regionale dell'Agricoltura sul "riconoscimento di prodotti a base di latte come prodotti storici fabbricati tradizionalmente", diversi formaggi siciliani sono stati salvati dalla scure indistinta della Comunità Europea.

    Il senso del decreto è, infatti, quello di difendere non solo la tipicità del prodotto ma anche la tipicità del suo modo di produzione. Se, ad esempio, la Francia può vantare in questo particolare settore la presenza di grandi allevamenti ed una conseguente produzione industriale di prodotti caseari, stessa cosa non si può dire della Sicilia. Nell'isola non esistono grandi allevamenti e non esiste una produzione industriale dei prodotti derivati. In questo contesto, costringere un piccolo allevatore - come avrebbe voluto la Comunità - ad una serie di misure volte all'adeguamento del modo di produzione verso tecniche tipicamente industriali e asettiche rispetto al contesto della produzione, avrebbe significato - oltre un aggravio economico per il piccolo produttore difficilmente sopportabile - la perdita di un patrimonio storico sia dal punto di vista del prodotto che del modo di produrlo.

    Il decreto firmato dall'assessore al ramo, Salvatore Cuffaro, riconoscendo proprio i fattori che legano alla storia di questa terra l'esistenza di una serie di produzioni casearie, riporta così giustizia e riconoscimento ad un comparto che, al contrario di quanto stava avvenendo, va sostenuto e promozionato.(ags/gg)

     

     

 

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