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Giovedì 16 Dicembre 2018
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L’ARTE DI PIERO COSTA Tra realtà e irrealtà PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Administrator   

La scelta di esternare il proprio impulso creativo in forme artistiche è di per sé un atto di libertà, scaturito dalla voglia di superare il reale per generare “cose” nuove. Tale bisogno ha portato l’artista Piero Costa ad iniziare il suo avvicinamento alla pittura. Fin da ragazzo, infatti, incomincia a produrre opere realistiche legate alla cultura accademica, maturando si rende conto che la mera rappresentazione dal vero non lo appagava più, pertanto decide di avviare una nuova ricerca artistica che porta avanti tuttora. La sua attenzione è rivolta per lo più allo studio del ciclo della vita fatto di gioie, dolori e di momenti di evasione “metafisica” come il sogno. Inoltre in alcune opere sintetizza magistralmente l’evoluzione umana, inserendo come in un collage, elementi evocativi di determinati periodi. L’artista, per creare le sue opere, usa elementi prelevati dal mondo reale, come pezzi di ferro a cui dà nuova vita o scale che diventano metafora di collegamento tra il nostro mondo e l’infinità di mondi possibili. Con esse l’autore vuole invitarci ad iniziare un percorso di liberazione dai molteplici vincoli mentali che caratterizzano l’uomo contemporaneo che ci porti a vivere più serenamente. Del resto, se ci pensiamo, la vera libertà risiede solo nei sogni. Cenni biografici Piero Costa, nato il 28 febbraio 1954, vive ed opera ad Alessandria della Rocca, ha partecipato a numerose mostre tra cui: 1983 – Alessandria Arte, Alessandria della Rocca 1989 – Biennale delle arti visive, Lamezia Terme 1990 – Biennale di Bordighera 1991 – Nuove forme, San Remo 1998 – I˚ premio Trevi ash Art Museum 1999 – Collettiva Sharjah Art Museum, Emirati Arabi 2005 – Personale, Comune di Calamonaci 2008 – Estemporanea Capo Rossello 2013 – Biennale di Palermo 2013 – Estemporanea, Valle dei templi, Agrigento 2017 – Omaggio a Hieronymus Bosch, A sud arte contemporanea, Porto Empedocle

Nota critica di Ezio Martorana

 
Omaggio ad Antonio Dubois autore di "Carnàla" PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da ANGELA CHIAZZA   

 

etichetta singolo carnla

Diamo tutto per scontato. Tutto sembra non avere più il giusto valore. Mangiamo mentre gli occhi stanno fissi alla tv che proietta immagini di guerra, di sangue di violenze. Scorrono volti di bambini sporchi di lordure che non gli appartengono. I loro occhi ci guardano imploranti me

ntre le loro mani sono stretti in pugni pieni di paura. Tutto ci passa davanti, assuefatti, rassegnati forse anche un po’ indifferenti, non commentiamo neanche più quelle immagini. Sono diventanti normalità e tante volte cambiamo canale nella ricerca di qualcosa che ci distolga dalla domanda PERCHÈ? Se riusciamo ancora a chiedercelo PERCHE’ E gli stessi bambini li incrociamo lungo la nostra strada, fermi ai semafori, pronti ad imbrattarci i vetri di schiuma candida come sono loro, per poi allungare la mano in un gesto da copione, o davanti le chiese appisolati sulle falde di donne-bambine. Ancora loro, i bambini, ritratti su enormi cartelloni con gli stessi occhi grandi in visi piccoli, labbra dischiuse e pance gonfie su esili gambe. La cassetta della nostra posta è piena di volantini o buste che riportano stampe di visini con gli stessi occhi, le stesse mani di quei bambini che continuano a 

scorrere sui social e prima di accartocciarla quella carta ti chiedi ancora PERCHÉ……e magari li tieni ancora per un po’quelle stampe, sulla credenza in bellavista e ogni tanto incroci con i tuoi occhi quegli occhi che ti seguono come ombre nella tua coscienza ovattata. E sai che ci sono immagini di bambini nudi in un catalogo virtuale, prezzati come scarpe, vestiti, merce di nessun valore che scorre davanti gli occhi di un miserabile, in un continuo clic. E ancora bambini nati sani e resi invalidi per sempre da bisturi impugnati da mani ignobili di uomini senz’anima Bambini bianchi, gialli, neri. Bambini maschi, femmine. Bambini di 2 anni, di 10 anni, di 15 anni. Bambini. Solo bambini. Bambini ammassati dentro vagoni o calati nell’oscurità della terra o dentro edifici illuminati da luci artificiali, senza madri, padri, sorelle, senza pianti e senza lacrime. Bocche che si chiudono per stanchezza e occhi mai asciugati da mani amorevoli. Bambini di ieri come bambini di oggi, a condividere la stessa sorte. Sfruttati, violentati nella carne e nell’anima, inermi come animali sacrificali. Bambini.

E poi ti torna in mente il brano di Antonio Dubois, CARNALA, omaggio ai bambini che lavoravano nelle miniere di Cianciana ma non solo, perché il brano è dedicato a tutti i bambini, di ieri e di oggi, a cui è stata negata l’infanzia. Canticchi le parole…..ti incontro in sogno mentre volo……..e lo vedi quel bambino in un volo senza fine. Vola superando lo spazio e il tempo, nel tentativo di incontrare i bambini sfortunati per consolarli o forse per guidarli dal buio alla luce. Sgravato ormai da ogni peso di dolore vola in alto e sfiora le nostre menti piene di futili cose. Dubois, nel suo brano, non testimonia il sacrificio del piccolo caruso della comunità di Cianciana ma di tutto il mondo e nel contempo grida tra le note della sua canzone che un bambino è un dono, è il futuro che va salvaguardato Lo zolfo, inteso come malvagità degli adulti, va raschiato dalla pelle di ogni bambino e dal cuore degli adulti, anzi non deve più imbrattare nessuna anima innocente e nessun cuore di carne. Grazie Antonio per la tua sensibilità verso gli indifesi di tutti i tempi. Grazie Antonio che ci hai fatto capire che siamo ancora capaci di commuoverci, di nutrire ancora sentimenti di colpa verso questi occhi che ci guardano imploranti.

-- Angela Chiazza

 

IL VIDEO

 

 

 

 

 
Un borsone di colore rosa PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Angela Chiazza   

 

Lo specchio rimanda un viso, il mio viso. Strizzo gli occhi per riconoscerlo. Capelli sbiaditi dalla mancanza di tintura, occhi arrossati e occhiaie scure e profonde, labbra serrate e spente. Il dolore cambia l’espressione. Ti spegne, resti solo accesa per ricevere altro dolore. Non mi riconosceresti neanche tu. Eri pronta sempre a richiamarmi ogni volta che scivolavo, per pigrizia, all’abbandono di me stessa. Provo a passare il pettine tra i capelli. Lo calco sulla cute come a volere sciogliere anzi strappare gli ultimi ricordi, ma vengono via solo i capelli che cadono sulle spalle e dalle spalle a terra formando strani cerchi che, chissà perché, catturano facilmente la mia attenzione. Tutto va bene pur di distogliere il pensiero dal tuo pensiero. Che invece resta li certo che più niente e nessuno potrà mai sostituirlo. Il tuo dolore. Il mio dolore. “Io lo amo”- mi eccheggiano nelle orecchie le tue parole e rivedo il tuo sguardo deciso. Hai avuto sempre lo sguardo deciso, anche quando eri piccina sapevi affermare la tua volontà. Prima ancora di stare sulle tue gambine esili. Sono rimaste sempre esili le tue gambe, io te le invidiavo. Hai sbattuto la porta e sei andata via, solo in compagnia delle tue cose che avevi racchiuso nel borsone rosa, quello che ti aveva regalato Agata per il tuo diciottesimo.

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Jean Luc Fruneau - LO CHEF PER UNA CUCINA INTERNAZIONALE (UN CIANCIANESE ACQUISITO ). PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Administrator   

Pubblichiamo la biografia di Jean Luc Fruneau, a cura di Gilberto Bertini

Jean Luc Fruneau, l’executive chef raffinato e gentile. Come la sua cucina

jean luc

Una ricerca culinaria iniziata dalla Francia, raminga per il mondo e approdata nella città eterna
Dalla Nantes delle botteghe artigiane nel cuore della Loira Antica, a Roma, il viaggio di Jean Luc Fruneau, Executive Chef dell’Hotel Lord Byron, è coinciso con una continua ricerca culinaria, volta al dettaglio e alla commistione di sapori e ricette.


La spigola marinata dei chef Jean Luc
Figlio di bouchers, Jean Luc inizia la sua carriera a Nantes, nella locale bottega di cucina e catering. Sono gli albori degli anni ‘70 e la filosofia culinaria, in particolare quella francese, è ancora legata alla tradizione e scevra delle velleità della Nouvelle Cuisine. Il giovane apprendista avrà modo di conoscere le basi e sarà impegnato nella preparazione di anatra all’arancia, salmone in bellavista e piatti di pesce tipici della zona.

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“LA VOCE DI CIANCIANA” pubblica il suo numero 100 PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da LA VOCE DI CIANCIANA   

La rivista nota a tutti i ciancianesi “LA VOCE DI CIANCIANA” pubblica il suo numero 100.

Bimensile di cultura ideato e diretto da Salvatore Panepinto. Dove possiamo trovare notizie di cultura, arte, tutti gli avvenimenti di Cianciana e altro ancora.

A “ LA VOCE DI CIANCIANA” giungono gli auguri di tutto lo staff di Villachincana.it

 
MOSTRA COLLETTIVA ARTISTI CIANCIANESI 4/16 Agosto 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Circolo culturale A. Di Giovanni   

MOSTRA COLLETTIVA ARTISTI CIANCIANESI 4/16 Agosto 2017
Questa prima mostra collettiva di arte varia tende a valo-rizzare le risorse e potenzialita' artistiche nei suoi vari generi, di cui la nostra citta' e' ricca e ha dato testi-monianza nei vari decenni rivelandosi un centro cultura-le molto vivace. L'allestimento di questa collettiva, sicu-ramente, dara' la possibilita' ai tanti che avranno modo di visitarla, di conoscere ed apprezzare il talento e la pas-sione dei nostri concittadini. L'iniziativa si inserisce tra le attivita' socio-culturali del Circolo''Alessio Di Giovanni'', che con il patrocinio dell'Amministrazione comunale or-ganizza l'evento. La mostra spaziera' tra i vari campi dell'arte in tutte le loro forme: pittura, scultura, fotografia, lavorazione del legno,ferro, marmo, mosaico. Siamo cer-ti che le creazioni dei nostri artisti, contribuiranno, per tredici giorni: Dal quattro di agosto, giorno dell'inaugura-zione, al sedici di agosto, a dare un fascino particolare al chiostro dell'ex convento di Frati minori riformati final-mente godibile, e ad abbellirne i contorni con un susse-guirsi di immagini e colori, in una atmosfera magica ed intrigante. Un grazie di cuore, quindi, a tutti gli artisti Ciancianesi che con la loro partecipazione ne hanno consentito la realizzazione e a tutti coloro che hanno contribuito a creare questo momento di crescita cultura-le, che ci auguriamo possa ripetersi negli anni a venire.
Circolo culturale A. Di Giovanni

 

 
Una strana festività PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Francesco Taormina   

Una strana festività

In quei giorni non feci altro che ascoltare, riuscii solo a dire se non alcune parole. Ascoltavo ogni cosa, e soprattutto cercavo di vivere, di percepire tutto così, come avveniva nella sua realtà. Un tempo tremendo e freddoloso ci accompagnò per i cinque giorni, dove la campagna con i suoi fiori e colori s’attardava al risveglio.

Colui che maggiormente ascoltai fu lo zio falegname, che m’introdusse in cose che non sapevo e che mai prima modo ebbi di fruire e godere nella loro pienezza.

Dopo quaranta cinque anni andai a vivere una strana festività, e con me, non potevano mancare coloro che mi sostituiranno, perché dovranno anch’essi sapere. Fra di loro c’erano gli occhi di

un’altra avventura.

<<Ho già costruito il mio “tabbuto” (in arabo tabout è la bara), tutto in mogano, rosso, di quello vero. Non finto come talune industrie vogliono farci credere. Ai lati ho intarsiato delle candele bianche che faranno una luce accecante; al mio momento me ne andrò, e arrivato da Caronte resterà stupefatto nel mirare con quanta maestria è stato costruito. Poi, attraversato il fiume, arriverò davanti al cane a tre teste che abbaierà fino a quando non lo sentiranno dalla valle dello Jato, alla valle dei templi. Guardalo… è maestoso. Mogano …quello vero.

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Vera Pegna, la militante che sfidò a mani nude la mafia agraria di Sicilia PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Salvatore Coccoluto   

Vera Pegna, la militante che sfidò a mani nude la mafia agraria di Sicilia
di Salvatore Coccoluto

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Una storia di coraggio e passione civile che risale al tempo in cui fare politica era soprattutto missione. Così la viveva Vera Pegna, una militante del PCI che nel 1962, a 28 anni, si ritrovò a Caccamo, in provincia di Palermo, a sfidare il potere mafioso. Ai tempi il paesino era nelle mani del boss Peppino Panzeca, che aveva addirittura una poltrona riservata in consiglio comunale. Vera fece irruzione nella vita di questo piccolo centro, provando a scuotere le coscienze e a scalfire il muro di paure e silenzi. Questa esperienza la racconta nel libro Tempo di lupi e di comunisti – La storia mitica della ragazza che sfidò la mafia (Il Saggiatore), in uscita il 26 marzo. Dopo esser cresciuta in Egitto e aver studiato tra Svizzera e Inghilterra, si traferì in Sicilia per conoscere e collaborare con Danilo Dolci, attivista soprannominato il “Gandhi italiano” per le sue lotte sociali non violente. La donna si stabilì prima a Partinico e poi a Palma di Montechiaro. Poi si iscrisse al PCI e i primi di aprile del 1962 il partito la inviò a Caccamo per creare un’opposizione alla Democrazia Cristina locale, fortemente collusa con il potere mafioso. Al suo arrivo un militante l’accolse con queste parole che non lasciavano speranza: “Cara compagna, qui tu sei nella Repubblica di Caccamo. […] Qui a Caccamo non c’è niente da fare. Qui a Caccamo c’è mafia. Qui a Caccamo c’è don Peppino Panzeca, che è il capo di tutta la mafia. E c’è l’amico del card. Ruffini, don Teotista Panzeca, che è il vero cervello della mafia. Qui a Caccamo è la Repubblica della mafia. Non c’è niente da fare”.

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La fuitina è un fenomeno di costume tipico della Sicilia. PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Administrator   

La fuitina è un fenomeno di costume tipico della Sicilia.
Questo fenomeno avveniva soprattutto nel passato, ma in altre forme e con differenti modalità avviene ancora oggi (anche se circoscritto nei quartieri più popolari, che comunque raccolgono una grossa fetta del popolo palermitano).

La fuitina potrebbe somigliare a quella che in altri luoghi viene detta fuga d’amore, due innamorati contrastati dalle famiglie che scappano per coronare il loro amore.

In realtà il fenomeno di cui parliamo è un po’ più controverso e complesso.
Il termine fuitina riassume differenti comportamenti.
La fuga d’amore è uno di questi, ma non ne rappresenta al pieno la sua la peculiarità.
L’elemento scatenante principale è il fattore economico e sociale.

Capitava infatti che fuggissero coppie “fidanzate in casa” da anni, col benestare delle famiglie.
Se mancava il contrasto cosa giustificava la fuga?
Spesso queste coppie erano costrette ad aspettare tanti anni prima di potersi sposare per diversi motivi.

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Per le zolfare che ovunque fiorivano».Scavi zolfi feri nell’opera sciasciana PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da LUCIANO CURRERI   
 
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"Se riesci a far innamorare i bambini di un libro o di due o tre, cominceranno a pensare che è un divertimento. Così, forse, da grandi, diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e degli strumenti più grandi e importanti della nostra vita”.
(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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