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Auguri a ... PDF Stampa E-mail
PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da Administrator   

Realizzazione grafica Pietro Arfeli

Auguri a chi è triste, perché merita due volte gli auguri!

Ai bambini che possano sempre sognare. 

Agli anziani che possano sempre raccontare la loro vita.

Ai malati che possano sempre sperare!

A tutti quelli che fanno gli auguri con il cuore!

A chi non aspetta il Natale per essere migliore.

Redazione VILLACHINCANA

 
SOLFARE Quelle 114 ragazze agrigentine della miniera PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Pasquale Cucchiara - 18/08/2016   

Non furono solo gli uomini a puzzare di zolfo, anche le donne agrigentine lavoravano in miniera. Sono pochi gli studi che si concentrano sul ruolo della donna nella cava, uno spaccato sociale che ha caratterizzato la Sicilia e l'Agrigentino nel XX secolo

di Furono ben 114 le donne che lavorarono all’interno delle miniere di zolfo agrigentine. Donne scomparse dalla memoria, abbandonate, ai tempi, anche dalle loro stesse famiglie. L’epoca dello zolfo in Sicilia, nel XX secolo, e in particolar modo in provincia di Agrigento, coinvolse praticamente tutti: uomini donne e bambini. Ma se il lavoro degli uomini e anche quello dei più piccoli, dei "carusi”, all’interno delle miniere è una questione ampiamente discussa, documentata, sfondo e talvolta oggetto delle creazioni letterarie del tempo, poco invece si sa della figura femminile all'interno della cava.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Zolfatari e contadini nel canto di Alessio Di Giovanni PDF Stampa E-mail
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PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da Administrator   

Zolfatari e contadini

nel canto di Alessio Di Giovanni

OLIO SU TELA 90 X 100

PIETRO ARFELI

Nel 70° anniversario della scomparsa di A.D.G.

Recensione di E. Giannone al Dipinto del M° P. Arfeli

Il quadro che oggi Pietro Arfeli offre alla Comunità ciancianese è una splendida opera che depone a favore del suo genio artistico-creativo ed è un omaggio al grande Alessio Di Giovanni e alla nostra città, di cui compendia la storia. L’opera è di facile lettura e per questo motivo cattura subito l’attenzione dell’osservatore.

In primo piano abbiamo il ritratto di un Alessio intento a sfogliare le sue opere, avendo in mano – nello specifico – il volume “Lu puvireddu amurusu”.

E’ un uomo ormai maturo, come testimoniano i capelli bianchi che, se sono segni di saggezza, indicano l’ineluttabile trascorrere del tempo con gli anni che si accavallano e che Di Giovanni aveva trascorso scrivendo poesie, romanzi, drammi che gli avevano dato notorietà universale.

Ad indicare la sua grandezza nel panorama letterario della prima metà del Novecento valgano il giudizio dell’illustre critico Luigi Russo, che lo definì “il più grande cantore degli umili d’Italia dopo il Manzoni”, e il fatto che Federico Mistral, francese, nel 1904 premio Nobel per la Letteratura, apprese il Siciliano per leggerlo in versione originale, come ha fatto più recentemente il prof. Taju Ambu dell’Università di Tokio.

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“Centomila Poeti per il cambiamento” PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
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Cianciana 24 settembre 2015

Si è svolto  a Cianciana (AG) il raduno artistico/letterario “Centomila poeti per il cambiamento” organizzato da Pietro Sanzeri, presidente dell’Associazione “Ciancianapoetica” ed Eugenio Giannone con la presentazione di Giuseppe Sanzeri.

“Centomila Poeti per il cambiamento” è un movimento sorto in California nel 2011 da un’idea dei poeti americani Michael Rothenberg e Terri Carrion che si è diramato e sviluppato in tutte le parti del mondo.

Si svolge ogni anno contemporaneamente appassionando poeti, pittori, musicisti, cantanti, attori ed altri artisti con lo scopo di fare emergere quelli che sono gli aspetti angoscianti dell’umanità e che ledono tutti i diritti umani.

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La vite d’uva Zibibbo diventa Patrimonio dell’Umanità Unesco PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
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La vite d’uva Zibibbo diventa Patrimonio dell’Umanità Unesco

zibibbo

Grappolo di uva Zibibbo

Sicilia – Coltivazioni delimitate dai muretti a secco sull’isola di Pantelleria – Ph. Luca Volpi | CCBY-SA2.0

L’Italia ri rivela ancora una volta scrigno di tesori il cui valore viene internazionalmente riconosciuto. Dopo monumenti, centri storici ed interi lembi di territorio, è toccato ad una pratica agricola  entrare nella lista dei Beni considerati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. La vite ad alberello di uve Zibibbo, tipicità antichissima dell’isola siciliana di Pantelleria, è stata acquisita nella prestigiosa lista del Patrimonio Culturale Immateriale con voto unanime dei 161 Stati che aderiscono all’Unesco. 

L’uva Zibibbo oltre che per il consumo diretto o per l’essiccazione è utilizzata per la vinificazione: se ne ricava infatti un vino giallo paglierino carico con riflessi dorati, dolce e con elevato grado alcolico dal caratteristico profumo: è il vino DOC di Pantelleria, prodotto nella versione passito, moscato e spumante, ottimo per accompagnarsi ai formaggi e alla pasticceria secca.

“Nessun Paese, prima dell’Italia, è mai riuscito ad iscrivere nella Lista una pratica agricola” ha commentato il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina. “L’Italia – ha proseguito – ancora una volta in sede Unesco segna un punto di grande qualità e una novità di grande portata. La notizia mi riempie di orgoglio e di soddisfazione. Questa iscrizione rappresenta una svolta a livello internazionale, perchè finalmente anche i valori connessi all’agricoltura e al patrimonio rurale sono riconosciuti come parte integrante del più vasto patrimonio culturale dei popoli”.

La proposta è stata avanzata dall’Italia sulla base di un dossier curato dal professor Pier Luigi Petrillo (già occupatosi,  per conto del ministero delle Politiche agricole, dell’iscrizione della Dieta mediterranea nel 2010 e dei Paesaggi vitivinicoli delle Langhe Roero e Monferrato nel giugno 2014) con il supporto del comune di Pantelleria e degli agricoltori panteschi, ed è stata votata durante la riunione del 24 novembre a Parigi.

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Cicciu Busacca - La storia di Turi Giuliano PDF Stampa E-mail
CANTASTORIE SICILIANI - CICCIO BUSACCA
Scritto da Administrator   

Ciccio Busacca (il nome Ciccio, o Cicciu, è diminutivo di Francesco) ha maturato le sue doti artistiche a Paternò ascoltando i versi di diversi cantastorie ambulanti, tra cui Paolo Garofalo e Gaetano Grasso. Il suo debutto avvenne nel 1951, nella piazza di San Cataldo (CL), con la rappresentazione de L'assassinio di Raddusa, tratto da una storia di cronaca avvenuta realmente nel paese di Raddusa (CT). Nel 1951, infatti, Busacca si trovava ad Aidone e venne a sapere della storia di una ragazza di 16 anni, da poco sposata, che era stata violentata da un senzale di matrimonio. La ragazza, in seguito alla violenza era stata abbandonata da tutti (marito e familiari compresi), ma aveva giurato di uccidere il suo violentatore. Per mettere in atto la sua vendetta, aveva avvicinato l'uomo nella piazza del paese, mascherata da anziana per non farsi riconoscere, e lo aveva ucciso con una pistola. La passione per la narrativa e la denuncia civile, unite a una particolare sensibilità musicale furono il segno con cui Busacca si distinse nel mondo dei cantastorie siciliani, particolarmente sviluppato nel secondo dopoguerra, che ebbe come protagonisti Orazio Strano, Turiddu Bella, Vito Santangelo, Matteo Musumeci, Francesco Paparo (Cicciu Rinzinu) e altri. Nel 1956, Busacca debuttò al Piccolo Teatro di Milano con Pupi e cantastorie di Sicilia. Nel 1957, a Gonzaga, la giuria dell'AICA (Associazione italiana cantastorie ambulanti) conferì a Busacca il primo premio "Trovatore d'Italia", per la storia di Giovanni Accetta, L'Innucenti vinnicaturi. È negli anni successivi che si pose l'incontro con Ignazio Buttitta e con la sua poesia: di questo sodalizio i risultati più significativi rimangono le messe in scena del Lamentu ppi Turiddu Carnivali, Lu trenu di lu Suli e Che cosa è la mafia?. Negli anni settanta, avvenne l'esperienza teatrale con Dario Fo (Ci ragiono e canto) e la sua partecipazione a diversi programmi radiofonici e televisivi. A partire dalla fine degli anni '70 iniziò l'inesorabile declino di popolarità (ma non artistico) di Busacca e degli altri cantastorie siciliani, prime vittime della diffusione della televisione quale mezzo di comunicazione di massa. Le notizie della cronaca potevano ormai arrivare ai cittadini nella crudezza (o nell'inganno) dei teleschermi, senza le mediazione poetica di questi "relitti" della storia, ultimi cantori di una tradizione millenaria. Busacca muore nel 1989 e di quel piccolo uomo che dal tetto della sua FIAT 600 Multipla cantava le storie degli uomini di Sicilia, a chi li voglia leggere, rimangono i suoi versi:

 L'album completo:

LA STORIA DI TURI GIULIANI

 Clicca sul titolo

 

 
Carnàla - Official Video Antonio Dubois - Carnàla (Official Video) Full clip del brano omonimo Carnàla PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Maria Teresa Livraghi   

"Il brano nasce da un incontro "vero", e parla di un incontro "immaginario": l'incontro vero è quello di Dubois con il quadro di Dino Vaccaro intitolato "Carnàla"; l'incontro immaginario è quello in sogno fra un bambino contemporaneo ed un suo coetaneo dei primi del Novecento, piccolo minatore delle zolfare siciliane descritte da Dino Vaccaro. Il quadro è una sintesi drammatica della storia di 
questi mini-schiavi, venduti per poche lire dalle loro famiglie a cavatori di zolfo adulti (i cosiddetti "picconieri"), che ne 
diventavano in tutto padroni fino al riscatto, anche dopo 8-10 anni di sfruttamento, della cifra pagata ai genitori ("soccorso 
morto"). Questa prassi si ritrova anche in un dipinto di Guttuso, nelle pagine di Pirandello e Verga, in un film di Aurelio Grimaldi ('La 
discesa di Aclà a Floristella') e soprattutto nei versi di Alessio Di Giovanni, poeta nativo di Cianciana (AG) e figlio di un 
proprietario di miniere: è sua l'espressione "carnàla", come "carnaio di piccoli morti viventi". L'attualità sembra confermare, in declinazioni geo-economiche diverse ma non meno drammatiche, il perdurare del fenomeno: piccoli schiavi a cavare minerali preziosi, a tessere tappeti, a cucire maglie e borsette, ad imbracciare fucili più grandi di loro... E polverose Dichiarazioni Universali sui Diritti del Fanciullo, per l'ipocrita coscienza degli adulti."

 

https://www.youtube.com/watch?v=Bi0vudCsRDc

 
Torino ricorda le vittime di Marcinelle e Cozzo Disi e la tragedia dell’emigrazione - Monica Giannone PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Monica Giannone   

Torino ricorda le vittime di Marcinelle e Cozzo Disi e la tragedia dell’emigrazione

  Organizzata dal Centro Studi Cultura e Società, in collaborazione con Monginevro Cultura, è stata inaugurata (24 maggio 2016) a Torino in una serata di Storia vera, una mostra articolata su due interessanti contributi legati da un unico tema; il lavoro; esso dovrebbe essere una benedizione ma per molti italiani, soprattutto meridionali, è stato una maledizione che spesso ha significato morte.

   La mostra “Ricordando Marcinelle e Cozzo Disi”, splendidamente curata da Piercarlo Musso, ha inteso rendere omaggio ai minatori periti 60 anni fa nella tragedia di Marcinelle (Belgio, 8 agosto 1956; 262 morti di cui 136 italiani)  e  a Cozzo Disi, la zolfara di Casteltermini nella quale il 4 luglio 1916 - cioè 100 anni fa –  morirono 89 minatori.

   Ricordare i morti di Marcinelle significa commemorare i milioni d’Italiani che hanno lasciato la Patria in cerca di migliori condizioni di vita e di lavoro, sognando un avvenire migliore per i figli.

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Due grandi tragedie minerarie: Cozzo Disi e Marcinelle- una storia di fatica, sfruttamento e morte - di Piercarlo Musso PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Piercarlo Musso   

Martedì 24 maggio 2016 il Centro Studi Cultura e Società di Torino ha voluto ricordare, con una mostra ed un reading poetico-letterario, due grandi tragedie minerarie: Cozzo Disi e Marcinelle. Cozzo Disi e Marcinelle sono sinonimo di zolfo e carbone e testimoniano una storia di fatica, sfruttamento e morte.    

Abbiamo raccontato la dura vita di quei bambini, donne e uomini che hanno lavorato in quelle bolge infernali che erano le minierefacendo nostro l'appello rivolto dai minatori a Pablo Neruda Dovunque vai, parla di questi tormenti, parla fratello, del tuo fratello, che vive là sotto nell'inferno”.  

Alla serata ha dato lustro la partecipazione di eminenti personalità di Cianciana, dalle cui viscere sono state estratte migliaia di tonnellate del biondo minerale, che hanno contribuito in un clima di vera amicizia a sviluppare i temi del reading. 

Un nostro caloroso abbraccio ed un sentito grazie vanno a:  

Santo Alfano: Sindaco di Cianciana,  

Vincenzo Chiazza: scultore, autore del Monumento allo zolfataro di Cianciana, 

Monica Giannone: saggista, autrice, insieme a Eugenio Giannone, di “Non si passa”, 

Dino Vaccaro: pittore e autore delle opere “Carnala” e “Dalla pirrera a Charleroi”

 

PREFAZIONE

Nel sottile filo tra la vita e la morte ci sono le vicende di tante persone che hanno lasciato una traccia nella storia patria; tra queste i bambini, le donne e gli uomini che hanno lavorato in quelle bolge infernali che sono state le miniere; il loro vissuto di minatori, spesso anche emigranti, è una storia triste di miseria, di sfruttamento, di sofferenza, di abbrutimento, di negazione della dignità umana e purtroppo anche di morte.

Il mondo ctonio della miniera, come ricorda Eugenio Giannone, "ha attratto scrittori, drammaturghi, poeti colti e popolari e artisti di vario genere (dalla pittura alla musica, dalla scultura alla macchina da presa, al canto), non lasciando nessuno indifferente".

Per questa serata di Storia Viva, che intende ricordare due grandi tragedie minerarie avvenute nella zolfara Cozzo Disi (4 Luglio 1916) e nella miniera di carbone di Marcinelle (8 Agosto 1956), si è voluto seguire proprio questa impostazione, individuando quelle poesie, quei dipinti, quei pezzi di narrativa e quelle fotografie che servissero a squarciare quel velo di oblio che è caduto su una realtà che, almeno in Italia, è solo più il retaggio di un passato di duro lavoro, molto spesso invalidante, a volte anche mortale.

Si è cercato di far nostro l'appello che i minatori rivolsero a Pablo Neruda:

… Io sentii una voce che veniva

giù dal fondo stretto del pozzo,

e poi di là vidi spuntare

una creatura senza volto,

una maschera polverosa

di sudore, di sangue e polvere.

E quella mi disse “Dovunque vai

parla di questi tormenti

parla fratello, del tuo fratello,

che vive là sotto nell'inferno”

Da ”Fra i minatori” di Pablo Neruda

 

 

Piercarlo Musso
 
"El Encanto: uno sguardo antropologico sulla cultura Wiwa" di Alexandra D'Angelo PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Administrator   

   

 E' stata inaugurata la Mostra fotografica e itinerante "El Encanto: uno sguardo antropologico sulla cultura Wiwa", di Alexandra D'Angelo - presente all'evento.


Il lavoro che è stato esposto è frutto della ricerca antropologica svolta presso la comunità indigena Wiwa della Sierra Nevada di Santa Marta (Colombia), all'interno del progetto di "Restituzione di territori ancestrali" diretta da UPD (Unidad de Planificación y Desarrollo). 


Attraverso una serie di fotografie, di quella che è una delle poche culture indigene rimaste sul suolo colombiano e della storia che li caratterizza, ponendo enfasi su una delle tematiche più calde ed attuali del Paese: la problematica delle terre e delle sue rivendicazioni. 


Giovedì 12 maggio 2016

 

 

 

El Encanto di A. D'Angelo
 
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(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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