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Venerdì 14 Dicembre 2018
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"VILLA CHINCANA"

                            "P. Arfeli"

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"VILLACHINCANA"
"DALLA PIRRERA A CHARLEROI" omaggio ai minatori ciancianesi. PDF Stampa E-mail
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POESIA - D'ANGELO GASPARE
Scritto da Gaspare Prof. D'Angelo   

Che Cianciana sia ( ed è sempre stato) un paese di artisti, dove l'Arte spazia in diversi campi, è risaputo. Vi invito a visitare il sito  www.dinovaccaro.webs.com , Ammirate quest'opera di Dino "Dalla Pirrera a Charleroi" e poi, se avete voglia, leggete questa mia breve nota:
              ______________________________________________________
Dino Vaccaro è sempre stata una persona eclettica. Ecco perché non mi sorprende vederlo nei panni dell'artista dalla pennellata decisa. Ci conosciamo e siamo amici da sempre; ricordo il suo fondamentale contributo creativo per Radio Onda Libera e l'ARCI di Cianciana sin dalla fine degli anni Settanta. 
Dino ha sempre saputo trasformare il gaberiano concetto di idea in pratica sociale, dall'astratto al concreto. E, come in questo caso, sa bene invertire i termini concettuali passando, con successo, dal concreto sociale ad una forma di rappresentazione figurativa. Dalla Pirrera a Charleroi è l'opera di Vaccaro che più mi ha colpito. Noi Ciancianesi lo zolfo l'abbiamo nel sangue (entrambi i miei nonni erano surfarara); chi non ha sentito parlare delle sofferenze dei minatori che si calavano, sovente nudi, per estrarre quel tozzo di pane quotidiano? E, quando a Cianciana le miniere furono chiuse,

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CARTEGGIO 1962-1969 Carlo Betocchi – Erminio Cavallero PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Rosalia Cavallero e Pietro Arfeli   

CARTEGGIO 1962-1969 Carlo Betocchi – Erminio Cavallero

       Neanche un mese fa, il 28 maggio alle ore 17,30, nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi a Firenze, è stato presentato il volume relativo al carteggio tra i due poeti Betocchi e Cavallero, come da titolo, a cura di Sara Lombardi e con la prefazione di Giuseppe Langella – Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2013 – Archivio della Letteratura Cattolica (Università Cattolica di Milano).

      Hanno partecipato Anna Dolfi, Andrea Jengo, Giuseppe Langella, Marco Marchi, Sara Lombardi e la figlia di Erminio Cavallero, Rosalia, insegnante di discipline pittoriche presso il Liceo Artistico e oggi in pensione, che si è dedicata per anni alla custodia e al riordino di tutti gli scritti lasciati dal padre, morto prematuramente. Attraverso accurate ricerche Rosalia ha anche cercato presso fondi di altri scrittori, lettere e scritti del padre a loro indirizzati, per arricchire il materiale in suo possesso.

 Il "Carteggio C.Betocchi- E.Cavallero" che contiene più di cento lettere che i due poeti si scambiarono durante gli anni della loro amicizia (1962-1969) è un risultato di queste ricerche.

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1957 Via Moscato PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Giuseppina Pulizzi   

I miei più antichi ricordi di Cianciana sono legati al periodo della mia infanzia trascorsa in via Moscato dal 1957 al 1963. In quel periodo, ancora non afflitto dal massiccio svuotamento del centro storico, la Via Moscato, popolata in ogni abitazione che su di essa si affacciava, non aveva la fisionomia di una strada, ma di una promanazione dei piccoli spazi domestici, al punto che le famiglie che vi abitavano finivano con l’essere un’unica grande famiglia. I bambini erano figli della comunità, io stessa ho beneficiato della generosità della zia Assunta che, prodiga di latte materno, non esitò a contribuire al mio allattamento e chi poteva si prestava a spupazzarci per consentire alle mamme l’assolvimento delle quotidiane faccende domestiche; le donne diventando così le mamme di tutti, si relazionavano in rapporti di fraterna collaborazione e le poche ore in cui la strada si svuotava dal loro cicaleggio era quando, uno dopo l’altro, rincasavano gli uomini dopo una giornata di faticoso lavoro. Era quello il momento in cui ogni donna, chiamando a raccolta i figli, rientrava fra le mura domestiche al seguito del proprio consorte in atteggiamento di devota riconoscenza. La famigliari si riuniva così attorno al desco familiare e provava a vivere il proprio spazio di privacy. Ma la Via Moscato è così stretta che, in realtà, la riservatezza di ognuno cominciava là dove gli altri si imponevano di far finta di non aver sentito o di non avere visto nulla. Dopo cena, uno alla volta, si tornava in strada a rubare al sonno le ore più fresche della giornata perché, nelle belle stagioni, le porte delle case si spalancavano al sorgere del sole e lasciavano fuori la strada solo quando il sonno aveva il sopravvento anche sul bisogno di godere dell’ultimo filo di brezza. Penso che se la Via Moscato potesse parlare, ci racconterebbe di una comunità solidale e affiatata in cui anche gli sporadici episodi di banali litigi, consumati a suon di parolacce e di tirate di capelli, hanno contribuito a rendere più forte il legame fra tante persone perbene.

(FINE 1ª PUNTATA……………………CONTINUA)                                                                                                     G.P.

 
“I FASCI SICILIANI. E POI…?” PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - GIANNONE EUGENIO
Scritto da /a cura di Eugenio Prof. Giannone.   
“I FASCI SICILIANI. E POI…?” MOSTRA SULLA CIVILTA’ CONTADINA,PASTORALE E MINERARIA DEI PRIMI 50 ANNI DEL XX SECOLO SPONSORIZZATA DA UNIONE DEI COMUNI PLATANI QUISQUINA MAGAZZOLO REPERTORIO FOTOGRAFICO: BIBLIOTECA COM.LE DI CIANCIANA, FONDO ARCI-GIANNONE WWW. LOTTE CONTADINE SICILIANE WWW. EMIGRAZIONE SICILIANA - REPUBBLICA ARCHIVIO PRIVATO F. PENDINO ARCHIVIO PRIVATO V. LETO BARONE ARCHIVIO PRIVATO A. LETO
 
I FASCI UNIONE DEI COMUNI PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - GIANNONE EUGENIO
Scritto da EUGENIO PROF. GIANNONE.   
La Sicilia post-unitaria Situazione socio-economica All'indomani dell'Unità d'Italia la Sicilia, secondo alcuni, possedeva tutti gli elementi necessari al suo decollo economico commerciale-industriale. In altre parole, era opinione diffusa che sarebbe bastato qualche decennio di buon governo sabaudo per fare della perla del Mediterraneo, ormai libera delle pastoie burocratiche borboniche, un'oasi felice di ricchezza ed il ponte naturale tra Europa ed Africa. Era realmente così? O fu veramente colpa dei piemontesi non essersi accorti delle reali condizioni dell'Isola e della sua arretratezza plurisecolare, della povertà endemica di una terra potenzialmente ricca ma appena svincolata dai lacci del feudalesimo? Forse molti la confondevano con l'eden, con la terra del mito, dell'eterna primavera di Demetra e Core, col granaio romano, con la leggenda degli Svevi; per taluni era sinonimo di fragranze, di mandorle grosse come noci, di frutti copiosi: un paese esotico cui sarebbe bastata una certa stabilità politico-amministrativa, soddisfare alcune esigenze per eliminare ogni problema. Quale italiano conosceva effettivamente la Sicilia, che più che da Torino, Milano o Firenze negli ultimi secoli era stata attratta dai salotti parigini? E la cui classe dirigente aveva avversato sistematicamente tutti i tentativi di ammodernamento dei suoi viceré?
 
LA BIDDINA – LA CULOVARA PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - D'ANGELO GIOVANNI
Scritto da Giovanni D'angelo (Giuggiu)   

(Animale endogeno leggendario) Qualsiasi metodo andava bene pur di non fare avvicinare all’orto, all’albero di pere, all’aranceto o alla vigna, certe frotte di picciotti; ragazzi che ogni tanto si riunivano per fare delle visitine in posti conosciuti, in cerca di qualche primizia da gustare e da mettere nel loro famelico stomaco. Molte erano le persone che andavano per i campi in cerca di verdura, di legna da ardere, o per racimolare qualcosa da portare a casa. Per evitare di essere rubati i contadini erano soliti, in mancanza di una casupola ove ripararsi delle piogge o dei raggi de sole, costruire “lu pagliaru”, dentro cui si riparavano dalle avversità atmosferiche o semplicemente per non farsi vedere da occasionali, furtivi, volontari visitatori. Specie d’estate, le visite inaspettate erano frequenti, non solamente per rubare frutti della terra, ma anche per “scassari” qualche casa di campagna e rubare qualche arnese o suppellettile; da qui il detto “scassapagliara” per indicare dei ladri di infimo gusto. Un pezzo d’orto, “cu li pumadoru e li battagliuna”,

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La visita al cimitero PDF Stampa E-mail
NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Administrator   

Alle otto di un caldo mattino, malgrado la stagione autunnale già avanzata, una macchina si fermò davanti il cancello del cimitero vecchio. Ne scese una donnina di piccola statura, avanti con gli anni, stretta in un cappotto grigio, dalle gambe esili coperte da pesanti calze nere che finivano dentro scarpe sformate dal trascorrere del tempo sul suo corpo. Si appoggiò allo sportello, alzò le spalle e allargò il torace e tirò un profondo respiro, come fa un nuotatore prima di un tuffo, poi si aggiustò con una mano tremante una ciocca di capelli che si era staccata dal toupet, piantò i piedi per terra come se volesse concentrare sulle gambe tutte le forze che le sarebbero servite e guardò dritta davanti a se il lungo viale che le si apriva davanti. Gli ingressi al cimitero erano due. Quando per esigenze di spazio, si era allargato verso il lato ovest, era stato creato un secondo ingresso che immetteva in quello che chiamavano il “cimitero nuovo”. Non le piaceva entrare da quel lato. Non sembrava neanche un luogo sacro, era un’esibizione di marmi, di colonne, di vasi enormi con piante esotiche, di edifici tombali giganteschi come se dovessero ospitare famiglie numerose, quando oggi di figli non se ne fanno più. Lettere cesellate in bronzi speciali che luccicavano come gemme, ritratti a figura quasi intera, targhe e targhette con frasi che sapevano tanto di finto, fiori finti e croci altissime che si vedevano da lontano. Una vanteria spropositata, un rincorrersi a chi innalzava il mausoleo più alto. Inseguendo questi pensieri sentiva una certa rabbia nascere dentro, tistiava e il volto le si oscurava.

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All’alba e imbrunire PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Administrator   

All’alba e imbrunire

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

passano gli zoccoli per le messi

di esseri in fila ver le contrade

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

l’arsura estiva con le mani cinge

il capo all’ombra d’uomo di terra

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

l’imbrunito sole s’avvia ver la casa

al vespro come d’uccelli e pensieri

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

 
i primi due numeri di un vecchio periodico Ciancianese "IL LANTERNINO" PDF Stampa E-mail
PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da Administrator   

Pietro Arfeli pubblica on-line nel presente portale di "Villachincana" e presso " http://cianciana.info/ ", in formato PDF sfogliabile. Precedentemente "la Voce di Cianciana" il trimestrale chiancianese ha pubblicato, in prima uscita, le copertine dei due numeri de “IL LANTERNINO” foglio, edito nel 1967, a diffusione interna dal Movimento Giovanile di Cianciana, ospitato nella sede delle ACLI che, tanti ciancianesi ricorderanno, teneva in gestione l'impiegato comunale signor Francesco Leone che si avvaleva di parecchi collaboratori e, tra questi, emergeva la collaborazione del professor Antonino Bellanca. Del giornale sono stati pubblicati in ciclostile solo due numeri (dimensioni reali cm.21 x 30 e di n. 6 pagg. max), conservati gelosamente da Pietro Arfeli che, per l'occasione, aveva disegnato estemporaneamente la testatina e le vignette interne. Successivamente, a questa pubblicazione on-line, Pietro Arfeli omaggerà gli originali dei suddetti fogli al Museo di Cianciana.

 
L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Administrator   

L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO DAI PIU’ RAPPRESENTA UNA PERDITA ECONOMICA E CULTURALE PER LA SICILIA.

 

La valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico siciliano è una questione di primaria importanza. Il fatto che molte opere d’arte siano spesso sconosciute ai più comporta una grande perdita sia economica che culturale e, quello che potrebbe essere uno dei principali volani dell’economia della Sicilia, è invece lasciato all’oblio dei secoli.

Tra i molto esempi possibili di importanti opere d’arte poco conosciute e valorizzate, vorrei citare quello della “Madonna degli Angeli” di Antonello Gagini. Quest’opera è annoverata dagli esperti tra le più belle opere d’arte del Cinquecento siciliano ed è custodita presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Caccamo, località a circa quaranta chilometri da Palermo.

La cittadina vanta il più grande castello della Sicilia ma, nonostante sia molte migliaia i turisti che ogni anno vi si recano, pochissimi chiedono di vedere il capolavoro di Antonello Gagini.    

Una pia leggenda racconta che donna Violante, moglie di Bernardo Cabrera, signore del castello di Caccamo, volle far costruire nella città un convento domenicano. Iniziata la costruzione, i frati domenicani si trovarono contro i frati francescani che avevano il convento nelle immediate vicinanza. Questi ultimi, fatta richiesta, per via gerarchica, di sospensione dei lavori al Pontefice Paolo III, riuscirono ad ottenerla.

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(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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