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Martedì 21 Novembre 2017
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"VILLA CHINCANA"

                            "P. Arfeli"

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"VILLACHINCANA"
“I FASCI SICILIANI. E POI…?” PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - GIANNONE EUGENIO
Scritto da /a cura di Eugenio Prof. Giannone.   
“I FASCI SICILIANI. E POI…?” MOSTRA SULLA CIVILTA’ CONTADINA,PASTORALE E MINERARIA DEI PRIMI 50 ANNI DEL XX SECOLO SPONSORIZZATA DA UNIONE DEI COMUNI PLATANI QUISQUINA MAGAZZOLO REPERTORIO FOTOGRAFICO: BIBLIOTECA COM.LE DI CIANCIANA, FONDO ARCI-GIANNONE WWW. LOTTE CONTADINE SICILIANE WWW. EMIGRAZIONE SICILIANA - REPUBBLICA ARCHIVIO PRIVATO F. PENDINO ARCHIVIO PRIVATO V. LETO BARONE ARCHIVIO PRIVATO A. LETO
 
I FASCI UNIONE DEI COMUNI PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - GIANNONE EUGENIO
Scritto da EUGENIO PROF. GIANNONE.   
La Sicilia post-unitaria Situazione socio-economica All'indomani dell'Unità d'Italia la Sicilia, secondo alcuni, possedeva tutti gli elementi necessari al suo decollo economico commerciale-industriale. In altre parole, era opinione diffusa che sarebbe bastato qualche decennio di buon governo sabaudo per fare della perla del Mediterraneo, ormai libera delle pastoie burocratiche borboniche, un'oasi felice di ricchezza ed il ponte naturale tra Europa ed Africa. Era realmente così? O fu veramente colpa dei piemontesi non essersi accorti delle reali condizioni dell'Isola e della sua arretratezza plurisecolare, della povertà endemica di una terra potenzialmente ricca ma appena svincolata dai lacci del feudalesimo? Forse molti la confondevano con l'eden, con la terra del mito, dell'eterna primavera di Demetra e Core, col granaio romano, con la leggenda degli Svevi; per taluni era sinonimo di fragranze, di mandorle grosse come noci, di frutti copiosi: un paese esotico cui sarebbe bastata una certa stabilità politico-amministrativa, soddisfare alcune esigenze per eliminare ogni problema. Quale italiano conosceva effettivamente la Sicilia, che più che da Torino, Milano o Firenze negli ultimi secoli era stata attratta dai salotti parigini? E la cui classe dirigente aveva avversato sistematicamente tutti i tentativi di ammodernamento dei suoi viceré?
 
LA BIDDINA – LA CULOVARA PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - D'ANGELO GIOVANNI
Scritto da Giovanni D'angelo (Giuggiu)   

(Animale endogeno leggendario) Qualsiasi metodo andava bene pur di non fare avvicinare all’orto, all’albero di pere, all’aranceto o alla vigna, certe frotte di picciotti; ragazzi che ogni tanto si riunivano per fare delle visitine in posti conosciuti, in cerca di qualche primizia da gustare e da mettere nel loro famelico stomaco. Molte erano le persone che andavano per i campi in cerca di verdura, di legna da ardere, o per racimolare qualcosa da portare a casa. Per evitare di essere rubati i contadini erano soliti, in mancanza di una casupola ove ripararsi delle piogge o dei raggi de sole, costruire “lu pagliaru”, dentro cui si riparavano dalle avversità atmosferiche o semplicemente per non farsi vedere da occasionali, furtivi, volontari visitatori. Specie d’estate, le visite inaspettate erano frequenti, non solamente per rubare frutti della terra, ma anche per “scassari” qualche casa di campagna e rubare qualche arnese o suppellettile; da qui il detto “scassapagliara” per indicare dei ladri di infimo gusto. Un pezzo d’orto, “cu li pumadoru e li battagliuna”,

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La visita al cimitero PDF Stampa E-mail
NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Administrator   

Alle otto di un caldo mattino, malgrado la stagione autunnale già avanzata, una macchina si fermò davanti il cancello del cimitero vecchio. Ne scese una donnina di piccola statura, avanti con gli anni, stretta in un cappotto grigio, dalle gambe esili coperte da pesanti calze nere che finivano dentro scarpe sformate dal trascorrere del tempo sul suo corpo. Si appoggiò allo sportello, alzò le spalle e allargò il torace e tirò un profondo respiro, come fa un nuotatore prima di un tuffo, poi si aggiustò con una mano tremante una ciocca di capelli che si era staccata dal toupet, piantò i piedi per terra come se volesse concentrare sulle gambe tutte le forze che le sarebbero servite e guardò dritta davanti a se il lungo viale che le si apriva davanti. Gli ingressi al cimitero erano due. Quando per esigenze di spazio, si era allargato verso il lato ovest, era stato creato un secondo ingresso che immetteva in quello che chiamavano il “cimitero nuovo”. Non le piaceva entrare da quel lato. Non sembrava neanche un luogo sacro, era un’esibizione di marmi, di colonne, di vasi enormi con piante esotiche, di edifici tombali giganteschi come se dovessero ospitare famiglie numerose, quando oggi di figli non se ne fanno più. Lettere cesellate in bronzi speciali che luccicavano come gemme, ritratti a figura quasi intera, targhe e targhette con frasi che sapevano tanto di finto, fiori finti e croci altissime che si vedevano da lontano. Una vanteria spropositata, un rincorrersi a chi innalzava il mausoleo più alto. Inseguendo questi pensieri sentiva una certa rabbia nascere dentro, tistiava e il volto le si oscurava.

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All’alba e imbrunire PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Administrator   

All’alba e imbrunire

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

passano gli zoccoli per le messi

di esseri in fila ver le contrade

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

l’arsura estiva con le mani cinge

il capo all’ombra d’uomo di terra

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

l’imbrunito sole s’avvia ver la casa

al vespro come d’uccelli e pensieri

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

 
i primi due numeri di un vecchio periodico Ciancianese "IL LANTERNINO" PDF Stampa E-mail
PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da Administrator   

Pietro Arfeli pubblica on-line nel presente portale di "Villachincana" e presso " http://cianciana.info/ ", in formato PDF sfogliabile. Precedentemente "la Voce di Cianciana" il trimestrale chiancianese ha pubblicato, in prima uscita, le copertine dei due numeri de “IL LANTERNINO” foglio, edito nel 1967, a diffusione interna dal Movimento Giovanile di Cianciana, ospitato nella sede delle ACLI che, tanti ciancianesi ricorderanno, teneva in gestione l'impiegato comunale signor Francesco Leone che si avvaleva di parecchi collaboratori e, tra questi, emergeva la collaborazione del professor Antonino Bellanca. Del giornale sono stati pubblicati in ciclostile solo due numeri (dimensioni reali cm.21 x 30 e di n. 6 pagg. max), conservati gelosamente da Pietro Arfeli che, per l'occasione, aveva disegnato estemporaneamente la testatina e le vignette interne. Successivamente, a questa pubblicazione on-line, Pietro Arfeli omaggerà gli originali dei suddetti fogli al Museo di Cianciana.

 
L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Administrator   

L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO DAI PIU’ RAPPRESENTA UNA PERDITA ECONOMICA E CULTURALE PER LA SICILIA.

 

La valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico siciliano è una questione di primaria importanza. Il fatto che molte opere d’arte siano spesso sconosciute ai più comporta una grande perdita sia economica che culturale e, quello che potrebbe essere uno dei principali volani dell’economia della Sicilia, è invece lasciato all’oblio dei secoli.

Tra i molto esempi possibili di importanti opere d’arte poco conosciute e valorizzate, vorrei citare quello della “Madonna degli Angeli” di Antonello Gagini. Quest’opera è annoverata dagli esperti tra le più belle opere d’arte del Cinquecento siciliano ed è custodita presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Caccamo, località a circa quaranta chilometri da Palermo.

La cittadina vanta il più grande castello della Sicilia ma, nonostante sia molte migliaia i turisti che ogni anno vi si recano, pochissimi chiedono di vedere il capolavoro di Antonello Gagini.    

Una pia leggenda racconta che donna Violante, moglie di Bernardo Cabrera, signore del castello di Caccamo, volle far costruire nella città un convento domenicano. Iniziata la costruzione, i frati domenicani si trovarono contro i frati francescani che avevano il convento nelle immediate vicinanza. Questi ultimi, fatta richiesta, per via gerarchica, di sospensione dei lavori al Pontefice Paolo III, riuscirono ad ottenerla.

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Giuliana Saladino Terra di rapina PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
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Giuliana Saladino "Terra di rapina"

Torino, 1972. Un emigrato siciliano tenta, sanguinosamente, una rapina. Una grande scrittrice torna nella sua terra di miniere e latifondi a cercare spiegazioni. Romanzo epico e corale.
Nota di Antonio Calabrò
Vige un'interpretazione, a tratti dominante, di una Sicilia fatalisticamente dominata dalla legge del non cambiamento, fondata nel peccato antico dei siciliani di sentirsi perfetti («We are gods» spiegava il principe del Gattopardo ai suoi ospiti inglesi) che trasforma la storia nella filosofia di un circolo sempre uguale. É una raffigurazione della Sicilia che Giuliana Saladino non poteva amare e, probabilmente, nemmeno giudicava del tutto innocente. Scoperta tardi, dopo la sua morte, essere una grande narratrice prima e più che la grande e nota giornalista che si sapeva, con un libro di pura narrazione Romanzo civile, ma non di pura invenzione, Giuliana Saladino ha raccontato di una élite siciliana senza peccato originale: quel che avrebbe potuto essere non fu solo perché venne sconfitta. Anni prima nel 1977 aveva pubblicato Terra di rapina, accolto all'uscita come un magnifico reportage, ma che questa riedizione intende riproporre per quello che probabilmente è più veramente: un altro intenso e pensoso, dolente e limpido romanzo civile. Un'altra epica della Sicilia, che solo il prevalere di mitologie compiacenti o assolutorie può lasciare relegata all'ambito nobile ma ristretto del reportage. Giuseppe Di Maria, di Cianciana, provincia di Agrigento, nel 1972 si rese protagonista di un clamoroso fatto criminale: un colpo in banca fallito, e conclusosi col linciaggio del rapinatore. Giuliana Saladino, a pretesto di questo episodio, scese nei luoghi di origine del criminale, nel cuore più antico della Sicilia del latifondo dello zolfo e della mafia, dove si incontrano le province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta, a spiegarsi come si diventa banditi siciliani a Torino. «Una memoria collettiva - scrive lei - su fatti e circostanze recenti» che dipana avanti agli occhi del lettore l'epopea di un'altra generazione senza peccato metafisico che tentò e fallì. Contadini e solfatari della riforma agraria, che videro un futuro tra paesaggi che si pretendono senza tempo, e furono battuti. E dopo la sconfitta scelsero un'altra via di civiltà, dolorosa e vitale: il più grande processo migratorio della storia, mentre sulla loro sconfitta, e sul loro coraggio di esuli, le terre impoverite di intelligenze e di cultura civica, perversamente costruivano una loro modernità che è poi stata la nostra. Così, questo romanzo conduce alla scoperta della verità sul bandito di Cianciana: il bandito altro non è che lo sfogo di una terra bandita. Che il rapinatore è il figlio di una terra di rapina.
Giuliana Saladino (1925-1999) è nata e vissuta a Palermo. Giornalista e scrittrice di impegno politico e civile, ha scritto De Mauro, una cronaca palermitana (Milano, 1972). Questa casa editrice ha pubblicato nel 2000 Romanzo civile e nel 2001 il romanzo-reportage Terra di rapina (già edito nel 1977 a Torino).
 
LA PESTE E GLI UNTORI NELLA PALERMO DEL XVII SECOLO PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

LA PESTE E GLI UNTORI NELLA PALERMO DEL XVII SECOLO

(La vicenda esemplare del medico Demetrio Sabaziano)

Secondo i resoconti dell’epoca, nell’anno 1623, alcuni marinai, liberati dalla schiavitù e provenienti dalla Tunisia, portarono la peste in Sicilia.

Con una vetusta imbarcazione attrezzata per la pesca d’altura, i naviganti sbarcarono prima a Trapani e poi a Palermo, città dove ben presto si manifestò per la prima volta il flagello terribile della peste bubbonica che si estese rapidamente in tutta l’isola.

L’ignoranza, i pregiudizi, la malnutrizione e la miseria del popolo sono da ritenersi le cause principali dell’estensione e della durata del morbo. In tutta la Sicilia, con il dilagare della malattia, si organizzarono numerosissime processioni religiose che, riunendo illesi e infetti, servirono ottimamente alla diffusione e alla persistenza della peste.

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GIUNI RUSSO - UNA GRANDE ARTISTA SICILIANA CHE MERITAVA IL SUCCESSO INTERNAZIONALE PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Administrator   

Un tributo a una grande artista.

E una breve carrellata delle sfumature, delle emozioni, delle sorprese, delle differenze, delle bellezze, dei toni acuti e di quelli bassi che - proprio come la voce di Giuni -

il mondo può offrire a chi lo frequenta, lo apprezza e lo rispetta.

 

Battiato, omaggio a Giuni Russo "I discografici non la capirono"

 

L'attacco all'industria musicale: "In Italia se non bissi il successo di un'estate non vali più. La qualità non conta"
di GAIA GIULIANI


GIUSEPPA Romeo l'ha conosciuta 26 anni fa, quando lei aveva deciso di abbandonare la carriera da solista per entrare nel coro del teatro Massimo di Palermo. In una sala d'incisione, per quell'ultimo provino strappato con fatica alle sue cinque ottave dalla compagna perché lei, di cantare ancora da sola, non voleva più saperne. Anche se a 15 anni aveva già vinto Castrocaro, nel suo carnet di cantante c'erano due partecipazioni a Sanremo. Era già Giuni Russo, nel dimenticatoio i Giusy e Junie degli esordi. "Mi colpì la sua voce straordinaria, la vitalità con cui cantava, la sua potenza vocale che andava di pari passo con la sensibilità musicale" ricorda Franco Battiato, mentore dell'artista siciliana dalla strabiliante estensione vocale, dal talento unico e osteggiato, uccisa da un tumore nel 2004. "Un binomio difficile perché quando hai una voce potente di solito sei anche un po' grossolano. Ma lei era in grado di unire le nuances più raffinate".

 

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"Se riesci a far innamorare i bambini di un libro o di due o tre, cominceranno a pensare che è un divertimento. Così, forse, da grandi, diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e degli strumenti più grandi e importanti della nostra vita”.
(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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