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Venerdì 24 Marzo 2017
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"VILLA CHINCANA"

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"VILLACHINCANA"
Fausto De Michele - CAMILLERI IN EUROPA. PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - DE MICHELE FAUSTO
Scritto da Administrator   

Che quello di Andrea Camilleri sia il caso letterario italiano del momento è un dato di fatto.

Ed è altresì chiaro che l’uso del dialetto nella narrativa italiana non è certo una novità ma ha una lunga tradizione.

L’autore a cui lo scrittore di Porto Empedocle si rifà, per sua stessa amissione, è Carlo Emilio Gadda, ma in mente ne verrebbero tanti altri, primo fra tutti, l’illustre concittadino Luigi Pirandello presente non solo come modello nell’uso del dialetto, ma anche come modello di scrittura umoristica. Lo stesso Camilleri, del resto, in una postfa - zione a Il corso delle cose , spiega ai suoi lettori che scrive in dialetto semplicemente perché questa modalità narrativa gli è più congeniale e tutto sommato funziona.  “Dopo tanti anni passati come regista di teatro, televisione, radio, a contare storie d’altri con parole d’altri, mi venne irresistibile gana di contare una storia mia con parole mie. [...] La storia la congegnaiabbastanza rapidamente, ma il problema nacque quando misi mano alla penna. Mi feci subito persuaso, dopo qualche tentativo di scrittura, che le parole che adoperavo non mi appartenevano interamente. Me ne servivo questo sì, ma erano le stesse che trovavo pronte per redigere una domanda in carta bollata o un biglietto d’auguri. Quando cercavo una frase o una parola che più si avvicinava a quello che avevo in mente di scrivere immediatamente invece la trovavo nel mio dialetto o meglio nel «parlato» quotidiano di casa mia. Che fare? A parte che tra il parlare e lo scrivere ci corre una gran bella differenza, fu con forte riluttanza che scrissi qualche pagina in un misto di dialetto e lingua. Riluttanza perché non mi pareva cosa che un linguaggio d’uso privato, familiare, potesse avere valenza extra moenia. Prima di stracciarle, lessi ad alta voce quelle pagine ed ebbi una sorta d’illu - minazione: funzionavano, le parole scorrevano senza grossi intoppi in un loro alveo naturale. Allora rimisi mano a quelle pagine e le riscrissi in italiano, cercando di riguadagnare quel livello d’espressività prima raggiunto. Non solo non funzionò, ma feci una sconcertante scoperta e cioè che le frasi e le parole da me scelte in sostituzio - ne di quelle dialettali appartenevano a un vocabolario, più che desueto, obsoleto ora - mai rifiutato non solo dalla lingua di...

 
Il mito di Giovanbattista Vico PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Taormina F.   
Ж Prologo
Alla luce delle infinite metafisiche, dell'infinita ricerca che è e sempre sarà, in quest'ottica si inserisce il pensiero di Vico. Il retaggio religioso evidente viene superato non da un Dio morto, ma in un linguaggio che uccide l'uomo per farlo rivivere nel "Provare senza sentire". Probabilmente, a Vico, manca il coraggio nella figura di Eracle di sviscerare i miti di Euripide con "Eracle legato alla colonna” e quello di “Admeto e Alcesti”. Con questi miti ci chiediamo: perché Eracle si sveglia e non ricorda di avere ucciso i figli? Perché dopo essere andato nell'Ade e salvato Alcesti, questi col capo ricoperto da un velo nero, non ricorda? Eppure Eracle la riporta dal suo amatissimo Admeto; ma ormai sembra essere un'altra persona.
Il fatto tragico inizia con la questione del tempo: il tempo della rappresentazione, il tempo della nostra presentazione a questa vita. La rappresentazione è comprensiva di un tempo “bombato” all'interno di un altro tempo; l'altro tempo e quello della presentazione, quello eterno dell'uomo ciclico, ripetuto in sé nei suoi mali, nelle sue barbarie. Questo è il tempo mimetico, quel tempo probabile di cui i greci forse, si resero conto e, in alcune parti lasciarono tracce.
Ma ormai oggi, non è più il caso di parlare di greci e latini, è certo che al di là di ogni idioma linguistico una cosa è comune e sicura: la morte. Se non si muore non si può rinascere. Questo probabilmente è il vero messaggio comune a ogni popolo: imparare a morire.
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Federico di Napoli e Barresi PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Pietro Arfeli   

A Palermo nel quartiere di San Lorenzo Colli si trova la villa di campagna che fu della Famiglia di Federico di Napoli e Barresi (Signore di Cianciana). Attigua ad essa si trova la cappella di famiglia all'interno della quale riposano i resti di Federico di Napoli Barresi che fu fra l'altro Duca di Bissana e Signore di Alessandria della Rocca e Cianciana.

In questa chiesa fu trasportata, quando fu scoperta, la statua della Madonna della Rocca che attualmente si trova, in originale, al Santuario di Alessandria della Rocca e in copia alla Matrice del paese.
I dati sono stati forniti da un illustre n/s concittadino residente a Palermo e che desidera rimanere anonimo.

L'articolo si completa con foto della “Parrocchia Gesù Maria Giuseppe“ di Palermo che ospita i nobili resti e che ha un ingresso principale da Piazza della Parrocchia e un secondo ingresso da Via Ausonia.
Altro elemento molto importante a completamento storico è l'articolo in PDF tratto dal sito: “WWW.CIANCIANA.INFO - Il portale su Cianciana by Paolo Sanzeri -Storia, Cultura, Architettura,Turismo,Cronaca ed altro-“

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IL CARNEVALE DI TERMINI IMERESE – ORIGINI, STORIA E PECULIARITA’ PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

In diverse città italiane amministratori locali e studiosi, documenti alla mano, affermano con orgoglio che il loro carnevale è il più antico d’Italia. Annose disquisizioni in tal senso riempiono le cronache dei periodici locali e molte sono le pagine di internet che ciascuna città contendente dedica alla discussione. Nonostante tuttavia non si sia ancora giunti a definire con certezza a quale città italiana attribuire quest’ambito titolo, una cosa sembra fuori di dubbio, il carnevale di Termini Imerese è il più antico di Sicilia.



 

LE ORIGINI DEL CARNEVALE

Gli abitanti di Termini Imerese, detti termitani, datano l’inizio del loro carnevale alla metà del 1800. Nel gennaio del 1848 Palermo fu teatro di una rivolta popolare il cui scopo era quello di cacciare dalla Sicilia i Borbone. La rivolta siciliana portò all’indipendenza e alla proclamazione dello Stato di Sicilia che sopravvisse fino al maggio del 1849. A causa di queste vicende, un folto gruppo di napoletani si spostò da Palermo a Termini Imerese. Queste famiglie acquistarono in quel periodo degli appezzamenti di terreno e divennero cittadini termitani. Secondo la t

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LI CASOTTI PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angela Chiazza   
Così come un naso importante sul viso o un neo sulla guancia danno la caratteristica a una persona, una statua di un personaggio famoso o una strada illuminata da vecchi lampioni, una facciata affrescata di una antica chiesa o un bar dall’insegna cancellata sono le caratteristiche che renderanno sempre noto un luogo.
Cianciana si ricorda per la salita Regina Elena, la scalinata con la Torre dell’Orologio e i casotti.
La salita Regina Elena come un fendente taglia in due il paese. Una lunga discesa o una lunga salita a secondo di come la si percorre, come la vita. A metà si interseca con un incrocio e la strada viene interrotta da una grande scalinata di mattoni bianchi e lucidi, in cima alla quale una volta stava una vecchia fontana i cui zampilli davano  refrigerio durante i mesi caldi, abbeveraggio ai muli che si ritiravano all’imbrunire e gioco e festa ai ragazzi che si apprestavano a scendere o salire le scale. In un lato della scalinata s’innalza dal 1908 la Torre dell’orologio, in ambo i lati della gradinata“li casotti”.
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IL CASTELLO DI CACCAMO TRA STORIA E LEGGENDA PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

IL CASTELLO DI CACCAMO TRA STORIA E LEGGENDA Un’antica leggenda ruota intorno alla storia millenaria del castello di Caccamo, nel palermitano, il più grande della Sicilia. “Beddi cavuli ci sunnu a Picciarruni” (Bei cavoli ci sono a Pizzarrone), frase ancora ricorrente quando i caccamesi si mostrano poco interessati ai contenuti di un discorso e vogliono da esso sviare. Una frase apparentemente senza senso, ma che trova una sua giustificazione in una leggenda che si intreccia con la storia affascinante del castello di Caccamo. Varcato il primo ingresso del maniero, su un muro seicentesco, si presenta alla vista una lapide non imponente per grandezza ma notevole per il suo significato.

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Camilleri in Europa. Esperienze traduttive, analisi e considerazioni su un caso letterario PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - DE MICHELE FAUSTO
Scritto da DE Michele Fausto   

Fausto De Michele
Che quello di Andrea Camilleri sia il caso letterario italiano del momento
è un dato di fatto. Ed è altresì chiaro che l’uso del dialetto nella
narrativa italiana non è certo una novità ma ha una lunga tradizione.
L’autore a cui lo scrittore di Porto Empedocle si rifà, per sua stessa
amissione, è Carlo Emilio Gadda, ma in mente ne verrebbero tanti
altri, primo fra tutti, l’illustre concittadino Luigi Pirandello presente
non solo come modello nell’uso del dialetto, ma anche come modello
di scrittura umoristica. Lo stesso Camilleri, del resto, in una postfazione
a Il corso delle cose, spiega ai suoi lettori che scrive in dialetto
semplicemente perché questa modalità narrativa gli è più congeniale
e tutto sommato funziona.1

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LA NECROPOLI DI CONTRADA STEFANO A FAVARA PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

LA NECROPOLI DI CONTRADA STEFANO A FAVARA

Breve storia della città di Favara. 

Favara, cittadina situata a pochi chilometri da Agrigento, trae il suo nome dall’arabo Rohal-Fewwar, termine che significa letteralmente “sorgente d’acqua”.  Con il tempo, il nome si trasformò in Fabaria e poi in Favara.

I Sicani, popolazione presente in Sicilia prima dell’arrivo dei Greci, avevano occupato il territorio dell’attuale Favara e così avevano fatto anche altre popolazioni successive.   Vasi e oggetti di epoche diverse, scoperti nelle contrade ”Tri rocchi” e “Ticchiara” e sul monte Caltafaraci sono oggi conservati presso il Museo Agrigentino di “San Nicola”. Testimonianze del periodo sicano si hanno a Monte Caltafaraci e in contrada Stefano dove si ammira una vera e propria necropoli.

 

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NON SI SA COME MAN WEISS NICHT WIE PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - DE MICHELE FAUSTO
Scritto da Administrator   

NoN si sa come  maN weiß Nicht wie stefan Zweig traduce Luigi Pirandello

a cura di Fausto De michele

Per la concessione dei diritti di Man weiß nicht wie di S. Zweig  si ringrazia il Fischer Verlag, Proprietà Letteraria Riservata.
Per il carteggio si ringrazia Sonja Dobbins e il Lindi Preuss Verlag,  Proprietà Letteraria Riservata.

Pubblicato con il contributo di

© 2012 Bibliotheca Aretina, Roma
isbn 9788890573897
www.bibliothecaaretina.it
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Realizzazione editoriale: Luisa Giannandrea
In copertina, Liebesakt di Egon Schiele (1915), Leopold Museum, Wien


Carteggio Luigi Pirandello Stefan Zweig


PREFAZIONE

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Ricordo di un antico mestiere …. PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angelka Chiazza   

Fino a poco tempo fa era ancora li, in un angolo del camerino della mia vecchia casa  e quando c’era qualcosa da riparare si ricorreva a lui, testimone antico di un mestiere. Oggi è scomparso, come  i tanti mestieri che ci hanno accompagnato  fino a qualche decennio fa.Un piccolo mobile in legno quadrato, con un unico sportellino, con il pianobordato da una fascia di alluminio rialzata a bella posta per evitare che cadessero gli oggetti: lu bancareddru, così lo chiamavamo, era il banco di lavoro di mio nonno Nino, di mestiere scarparu.

Dal racconto di mia nonna, si evinceva che era il pezzo più importante della sua bottega poiché conteneva tutto l’occorrente di lu scarparu: la furma di ferru, dalla più grande alla più piccola a secondo il numero della scarpa da creare o da riparare, il martello, le tenaglie, la lesina, lu trincettu,  lo spago, il grasso,  i chiodi e li simicci.

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"Se riesci a far innamorare i bambini di un libro o di due o tre, cominceranno a pensare che è un divertimento. Così, forse, da grandi, diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e degli strumenti più grandi e importanti della nostra vita”.
(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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