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Domenica 24 Febbraio 2019
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"VILLA CHINCANA"

                            "P. Arfeli"

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"VILLACHINCANA"
All’alba e imbrunire PDF Stampa E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
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All’alba e imbrunire

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

passano gli zoccoli per le messi

di esseri in fila ver le contrade

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

l’arsura estiva con le mani cinge

il capo all’ombra d’uomo di terra

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

l’imbrunito sole s’avvia ver la casa

al vespro come d’uccelli e pensieri

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

clop…clop…clop…clop…clop…clop…

 
i primi due numeri di un vecchio periodico Ciancianese "IL LANTERNINO" PDF Stampa E-mail
PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da Administrator   

Pietro Arfeli pubblica on-line nel presente portale di "Villachincana" e presso " http://cianciana.info/ ", in formato PDF sfogliabile. Precedentemente "la Voce di Cianciana" il trimestrale chiancianese ha pubblicato, in prima uscita, le copertine dei due numeri de “IL LANTERNINO” foglio, edito nel 1967, a diffusione interna dal Movimento Giovanile di Cianciana, ospitato nella sede delle ACLI che, tanti ciancianesi ricorderanno, teneva in gestione l'impiegato comunale signor Francesco Leone che si avvaleva di parecchi collaboratori e, tra questi, emergeva la collaborazione del professor Antonino Bellanca. Del giornale sono stati pubblicati in ciclostile solo due numeri (dimensioni reali cm.21 x 30 e di n. 6 pagg. max), conservati gelosamente da Pietro Arfeli che, per l'occasione, aveva disegnato estemporaneamente la testatina e le vignette interne. Successivamente, a questa pubblicazione on-line, Pietro Arfeli omaggerà gli originali dei suddetti fogli al Museo di Cianciana.

 
L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Administrator   

L’IMMENSO PATRIMONIO ARTISTICO DIMENTICATO DAI PIU’ RAPPRESENTA UNA PERDITA ECONOMICA E CULTURALE PER LA SICILIA.

 

La valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico siciliano è una questione di primaria importanza. Il fatto che molte opere d’arte siano spesso sconosciute ai più comporta una grande perdita sia economica che culturale e, quello che potrebbe essere uno dei principali volani dell’economia della Sicilia, è invece lasciato all’oblio dei secoli.

Tra i molto esempi possibili di importanti opere d’arte poco conosciute e valorizzate, vorrei citare quello della “Madonna degli Angeli” di Antonello Gagini. Quest’opera è annoverata dagli esperti tra le più belle opere d’arte del Cinquecento siciliano ed è custodita presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli a Caccamo, località a circa quaranta chilometri da Palermo.

La cittadina vanta il più grande castello della Sicilia ma, nonostante sia molte migliaia i turisti che ogni anno vi si recano, pochissimi chiedono di vedere il capolavoro di Antonello Gagini.    

Una pia leggenda racconta che donna Violante, moglie di Bernardo Cabrera, signore del castello di Caccamo, volle far costruire nella città un convento domenicano. Iniziata la costruzione, i frati domenicani si trovarono contro i frati francescani che avevano il convento nelle immediate vicinanza. Questi ultimi, fatta richiesta, per via gerarchica, di sospensione dei lavori al Pontefice Paolo III, riuscirono ad ottenerla.

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Giuliana Saladino Terra di rapina PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
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Giuliana Saladino "Terra di rapina"

Torino, 1972. Un emigrato siciliano tenta, sanguinosamente, una rapina. Una grande scrittrice torna nella sua terra di miniere e latifondi a cercare spiegazioni. Romanzo epico e corale.
Nota di Antonio Calabrò
Vige un'interpretazione, a tratti dominante, di una Sicilia fatalisticamente dominata dalla legge del non cambiamento, fondata nel peccato antico dei siciliani di sentirsi perfetti («We are gods» spiegava il principe del Gattopardo ai suoi ospiti inglesi) che trasforma la storia nella filosofia di un circolo sempre uguale. É una raffigurazione della Sicilia che Giuliana Saladino non poteva amare e, probabilmente, nemmeno giudicava del tutto innocente. Scoperta tardi, dopo la sua morte, essere una grande narratrice prima e più che la grande e nota giornalista che si sapeva, con un libro di pura narrazione Romanzo civile, ma non di pura invenzione, Giuliana Saladino ha raccontato di una élite siciliana senza peccato originale: quel che avrebbe potuto essere non fu solo perché venne sconfitta. Anni prima nel 1977 aveva pubblicato Terra di rapina, accolto all'uscita come un magnifico reportage, ma che questa riedizione intende riproporre per quello che probabilmente è più veramente: un altro intenso e pensoso, dolente e limpido romanzo civile. Un'altra epica della Sicilia, che solo il prevalere di mitologie compiacenti o assolutorie può lasciare relegata all'ambito nobile ma ristretto del reportage. Giuseppe Di Maria, di Cianciana, provincia di Agrigento, nel 1972 si rese protagonista di un clamoroso fatto criminale: un colpo in banca fallito, e conclusosi col linciaggio del rapinatore. Giuliana Saladino, a pretesto di questo episodio, scese nei luoghi di origine del criminale, nel cuore più antico della Sicilia del latifondo dello zolfo e della mafia, dove si incontrano le province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta, a spiegarsi come si diventa banditi siciliani a Torino. «Una memoria collettiva - scrive lei - su fatti e circostanze recenti» che dipana avanti agli occhi del lettore l'epopea di un'altra generazione senza peccato metafisico che tentò e fallì. Contadini e solfatari della riforma agraria, che videro un futuro tra paesaggi che si pretendono senza tempo, e furono battuti. E dopo la sconfitta scelsero un'altra via di civiltà, dolorosa e vitale: il più grande processo migratorio della storia, mentre sulla loro sconfitta, e sul loro coraggio di esuli, le terre impoverite di intelligenze e di cultura civica, perversamente costruivano una loro modernità che è poi stata la nostra. Così, questo romanzo conduce alla scoperta della verità sul bandito di Cianciana: il bandito altro non è che lo sfogo di una terra bandita. Che il rapinatore è il figlio di una terra di rapina.
Giuliana Saladino (1925-1999) è nata e vissuta a Palermo. Giornalista e scrittrice di impegno politico e civile, ha scritto De Mauro, una cronaca palermitana (Milano, 1972). Questa casa editrice ha pubblicato nel 2000 Romanzo civile e nel 2001 il romanzo-reportage Terra di rapina (già edito nel 1977 a Torino).
 
LA PESTE E GLI UNTORI NELLA PALERMO DEL XVII SECOLO PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

LA PESTE E GLI UNTORI NELLA PALERMO DEL XVII SECOLO

(La vicenda esemplare del medico Demetrio Sabaziano)

Secondo i resoconti dell’epoca, nell’anno 1623, alcuni marinai, liberati dalla schiavitù e provenienti dalla Tunisia, portarono la peste in Sicilia.

Con una vetusta imbarcazione attrezzata per la pesca d’altura, i naviganti sbarcarono prima a Trapani e poi a Palermo, città dove ben presto si manifestò per la prima volta il flagello terribile della peste bubbonica che si estese rapidamente in tutta l’isola.

L’ignoranza, i pregiudizi, la malnutrizione e la miseria del popolo sono da ritenersi le cause principali dell’estensione e della durata del morbo. In tutta la Sicilia, con il dilagare della malattia, si organizzarono numerosissime processioni religiose che, riunendo illesi e infetti, servirono ottimamente alla diffusione e alla persistenza della peste.

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GIUNI RUSSO - UNA GRANDE ARTISTA SICILIANA CHE MERITAVA IL SUCCESSO INTERNAZIONALE PDF Stampa E-mail
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REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da Administrator   

Un tributo a una grande artista.

E una breve carrellata delle sfumature, delle emozioni, delle sorprese, delle differenze, delle bellezze, dei toni acuti e di quelli bassi che - proprio come la voce di Giuni -

il mondo può offrire a chi lo frequenta, lo apprezza e lo rispetta.

 

Battiato, omaggio a Giuni Russo "I discografici non la capirono"

 

L'attacco all'industria musicale: "In Italia se non bissi il successo di un'estate non vali più. La qualità non conta"
di GAIA GIULIANI


GIUSEPPA Romeo l'ha conosciuta 26 anni fa, quando lei aveva deciso di abbandonare la carriera da solista per entrare nel coro del teatro Massimo di Palermo. In una sala d'incisione, per quell'ultimo provino strappato con fatica alle sue cinque ottave dalla compagna perché lei, di cantare ancora da sola, non voleva più saperne. Anche se a 15 anni aveva già vinto Castrocaro, nel suo carnet di cantante c'erano due partecipazioni a Sanremo. Era già Giuni Russo, nel dimenticatoio i Giusy e Junie degli esordi. "Mi colpì la sua voce straordinaria, la vitalità con cui cantava, la sua potenza vocale che andava di pari passo con la sensibilità musicale" ricorda Franco Battiato, mentore dell'artista siciliana dalla strabiliante estensione vocale, dal talento unico e osteggiato, uccisa da un tumore nel 2004. "Un binomio difficile perché quando hai una voce potente di solito sei anche un po' grossolano. Ma lei era in grado di unire le nuances più raffinate".

 

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Portfolio retrospettiva come eravamo 1962:68 PDF Stampa E-mail
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PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da Dino Vaccaro   

La lettura del portfolio, ci riporta alla retrospettiva del Maestro Pietro Arfeli, che nel 2007 a fatto rivivere nei ricord, i luogi e le persone a tanti ciancianesi.

La sintesi della retrospettiva,  in un documento in 176 pagine, sfogliabile online, curato dallo stesso Pietro Arfeli, ora disponibile sul nostro portale.

(Dino Vaccaro)

 

 

 

Trattasi di una mostra on-line di ritratti, disegni e foto ambientali eseguiti dal vero e realizzati tutti dal 1962 al 1968 (dai 14 ai 19 anni l'età dell'autore). L'esposizione cartacea è stata realizzata nel 2007 a Cianciana (AG).

 
"SEMPER" Salvatore Sottile PDF Stampa E-mail
REDAZIONE V. C. - ARTICOLI REDAZIONE
Scritto da SALVATORE SOTTILE   
Semper

   Nota dell'editore

"Semper" è un maturo romanzo scritto su più livelli narrativi. Ne è protagonista un uomo che, dopo anni, ritorna nella sua  terra d'origine in occasione della morte del padre. Con questi, durante il viaggio, instaura un dialogo interiore fatto di frasi, a volte secche, sul presente e sulla narrazione, sull'onda dei ricordi, di un racconto che il padre gli faceva un tempo. Racconto passato e dialogo presente si intrecciano e consentono al figlio di sciogliere alcuni nodi che si portava dentro da tempo e di elaborare il lutto. Il dialogo e il ricordo del racconto permettono al figlio di superare i contrasti e arrivare alla pacificazione col padre.

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Riedizione on-line della Mostra Retrospettiva COME ERAVAMO (Anni 1962-1968 ) PDF Stampa E-mail
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PITTURA E SCULTURA - ARFELI PIETRO
Scritto da REDAZIONE VILLACHINCANA   

 

Riedizione on-line della

Mostra Retrospettiva COME ERAVAMO (Anni 1962-1968 )

di Pietro Arfeli

 

Come già annunciato e scritto nel catalogo della Retrospettiva, all'epoca della mostra, Pietro Arfeli ha voluto donare alcune stampe ai Compaesani tratte dalle sue opere (ritratti e disegni ambientali).

A distanza di due anni dall'evento, il Maestro ha annunciato sul bimestrale “La Voce di Cianciana“ di volere omaggiare a tutti i Ciancianesi, che per lui hanno posato, i ritratti originali così come sono stati esposti, perchè ognuno ne conservi il ricordo nella propria casa, sia che essa si trovi in paese o in qualsiasi parte del mondo.

Con l'occasione della nascita di questo Portale viene creata una riedizione della Mostra Retrospettiva “Come Eravamo“: un richiamo on-line della mostra di cinque anni or sono, realizzata presso i locali della Confraternita Maria SS. Addolorata e del Crocefisso di Cianciana e che ha riscosso un successo tale da meritarne il ricordo con la pubblicazione di gran parte delle opere (per lo più ritratti di amici, conoscenti, paesani, uomini e donne, giovani e meno giovani, tutti degli anni '60) che sono state esposte nell'agosto del 2007.

Verranno pubblicati anche alcuni disegni ambientali riferentisi sempre agli anni '60 e realizzati, come i ritratti, quando Pietro Arfeli era ancora un adolescente.

Visto che al Portale “Villachincana“ è possibile accedere a livello mondiale, tutti i Ciancianesi ovunque essi si trovino, avranno modo di visitare la mostra e qualcuno potrebbe, anche, trovare il proprio ritratto realizzato 40 anni fa e di cui si era dimenticato.

I ritratti originali, non ancora ritirati, si potranno avere, così come anticipato, facendone richiesta con una mail all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; verrà risposto, con lo stesso mezzo, e verranno date le indicazioni opportune su come ritirare e dove a Cianciana.

I ritratti verranno pubblicati non corredati di didascalia per un problema di privacy, quelli ancora “NON RITIRATI“ saranno evidenziati da un asterisco.  

                                                                                                                                                                                                               Eugenio Giannone

                                                        

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                 dopo leggi  "info omaggi"                                              

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Fausto De Michele - CAMILLERI IN EUROPA. PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - DE MICHELE FAUSTO
Scritto da Administrator   

Che quello di Andrea Camilleri sia il caso letterario italiano del momento è un dato di fatto.

Ed è altresì chiaro che l’uso del dialetto nella narrativa italiana non è certo una novità ma ha una lunga tradizione.

L’autore a cui lo scrittore di Porto Empedocle si rifà, per sua stessa amissione, è Carlo Emilio Gadda, ma in mente ne verrebbero tanti altri, primo fra tutti, l’illustre concittadino Luigi Pirandello presente non solo come modello nell’uso del dialetto, ma anche come modello di scrittura umoristica. Lo stesso Camilleri, del resto, in una postfa - zione a Il corso delle cose , spiega ai suoi lettori che scrive in dialetto semplicemente perché questa modalità narrativa gli è più congeniale e tutto sommato funziona.  “Dopo tanti anni passati come regista di teatro, televisione, radio, a contare storie d’altri con parole d’altri, mi venne irresistibile gana di contare una storia mia con parole mie. [...] La storia la congegnaiabbastanza rapidamente, ma il problema nacque quando misi mano alla penna. Mi feci subito persuaso, dopo qualche tentativo di scrittura, che le parole che adoperavo non mi appartenevano interamente. Me ne servivo questo sì, ma erano le stesse che trovavo pronte per redigere una domanda in carta bollata o un biglietto d’auguri. Quando cercavo una frase o una parola che più si avvicinava a quello che avevo in mente di scrivere immediatamente invece la trovavo nel mio dialetto o meglio nel «parlato» quotidiano di casa mia. Che fare? A parte che tra il parlare e lo scrivere ci corre una gran bella differenza, fu con forte riluttanza che scrissi qualche pagina in un misto di dialetto e lingua. Riluttanza perché non mi pareva cosa che un linguaggio d’uso privato, familiare, potesse avere valenza extra moenia. Prima di stracciarle, lessi ad alta voce quelle pagine ed ebbi una sorta d’illu - minazione: funzionavano, le parole scorrevano senza grossi intoppi in un loro alveo naturale. Allora rimisi mano a quelle pagine e le riscrissi in italiano, cercando di riguadagnare quel livello d’espressività prima raggiunto. Non solo non funzionò, ma feci una sconcertante scoperta e cioè che le frasi e le parole da me scelte in sostituzio - ne di quelle dialettali appartenevano a un vocabolario, più che desueto, obsoleto ora - mai rifiutato non solo dalla lingua di...

 
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"Se riesci a far innamorare i bambini di un libro o di due o tre, cominceranno a pensare che è un divertimento. Così, forse, da grandi, diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e degli strumenti più grandi e importanti della nostra vita”.
(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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