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Giovedì 16 Dicembre 2018
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"VILLA CHINCANA"

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"VILLACHINCANA"
LI CASOTTI PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angela Chiazza   
Così come un naso importante sul viso o un neo sulla guancia danno la caratteristica a una persona, una statua di un personaggio famoso o una strada illuminata da vecchi lampioni, una facciata affrescata di una antica chiesa o un bar dall’insegna cancellata sono le caratteristiche che renderanno sempre noto un luogo.
Cianciana si ricorda per la salita Regina Elena, la scalinata con la Torre dell’Orologio e i casotti.
La salita Regina Elena come un fendente taglia in due il paese. Una lunga discesa o una lunga salita a secondo di come la si percorre, come la vita. A metà si interseca con un incrocio e la strada viene interrotta da una grande scalinata di mattoni bianchi e lucidi, in cima alla quale una volta stava una vecchia fontana i cui zampilli davano  refrigerio durante i mesi caldi, abbeveraggio ai muli che si ritiravano all’imbrunire e gioco e festa ai ragazzi che si apprestavano a scendere o salire le scale. In un lato della scalinata s’innalza dal 1908 la Torre dell’orologio, in ambo i lati della gradinata“li casotti”.
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IL CASTELLO DI CACCAMO TRA STORIA E LEGGENDA PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

IL CASTELLO DI CACCAMO TRA STORIA E LEGGENDA Un’antica leggenda ruota intorno alla storia millenaria del castello di Caccamo, nel palermitano, il più grande della Sicilia. “Beddi cavuli ci sunnu a Picciarruni” (Bei cavoli ci sono a Pizzarrone), frase ancora ricorrente quando i caccamesi si mostrano poco interessati ai contenuti di un discorso e vogliono da esso sviare. Una frase apparentemente senza senso, ma che trova una sua giustificazione in una leggenda che si intreccia con la storia affascinante del castello di Caccamo. Varcato il primo ingresso del maniero, su un muro seicentesco, si presenta alla vista una lapide non imponente per grandezza ma notevole per il suo significato.

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Camilleri in Europa. Esperienze traduttive, analisi e considerazioni su un caso letterario PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - DE MICHELE FAUSTO
Scritto da DE Michele Fausto   

Fausto De Michele
Che quello di Andrea Camilleri sia il caso letterario italiano del momento
è un dato di fatto. Ed è altresì chiaro che l’uso del dialetto nella
narrativa italiana non è certo una novità ma ha una lunga tradizione.
L’autore a cui lo scrittore di Porto Empedocle si rifà, per sua stessa
amissione, è Carlo Emilio Gadda, ma in mente ne verrebbero tanti
altri, primo fra tutti, l’illustre concittadino Luigi Pirandello presente
non solo come modello nell’uso del dialetto, ma anche come modello
di scrittura umoristica. Lo stesso Camilleri, del resto, in una postfazione
a Il corso delle cose, spiega ai suoi lettori che scrive in dialetto
semplicemente perché questa modalità narrativa gli è più congeniale
e tutto sommato funziona.1

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LA NECROPOLI DI CONTRADA STEFANO A FAVARA PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Giuseppe La Rosa   

LA NECROPOLI DI CONTRADA STEFANO A FAVARA

Breve storia della città di Favara. 

Favara, cittadina situata a pochi chilometri da Agrigento, trae il suo nome dall’arabo Rohal-Fewwar, termine che significa letteralmente “sorgente d’acqua”.  Con il tempo, il nome si trasformò in Fabaria e poi in Favara.

I Sicani, popolazione presente in Sicilia prima dell’arrivo dei Greci, avevano occupato il territorio dell’attuale Favara e così avevano fatto anche altre popolazioni successive.   Vasi e oggetti di epoche diverse, scoperti nelle contrade ”Tri rocchi” e “Ticchiara” e sul monte Caltafaraci sono oggi conservati presso il Museo Agrigentino di “San Nicola”. Testimonianze del periodo sicano si hanno a Monte Caltafaraci e in contrada Stefano dove si ammira una vera e propria necropoli.

 

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NON SI SA COME MAN WEISS NICHT WIE PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - DE MICHELE FAUSTO
Scritto da Administrator   

NoN si sa come  maN weiß Nicht wie stefan Zweig traduce Luigi Pirandello

a cura di Fausto De michele

Per la concessione dei diritti di Man weiß nicht wie di S. Zweig  si ringrazia il Fischer Verlag, Proprietà Letteraria Riservata.
Per il carteggio si ringrazia Sonja Dobbins e il Lindi Preuss Verlag,  Proprietà Letteraria Riservata.

Pubblicato con il contributo di

© 2012 Bibliotheca Aretina, Roma
isbn 9788890573897
www.bibliothecaaretina.it
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Realizzazione editoriale: Luisa Giannandrea
In copertina, Liebesakt di Egon Schiele (1915), Leopold Museum, Wien


Carteggio Luigi Pirandello Stefan Zweig


PREFAZIONE

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Ricordo di un antico mestiere …. PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angelka Chiazza   

Fino a poco tempo fa era ancora li, in un angolo del camerino della mia vecchia casa  e quando c’era qualcosa da riparare si ricorreva a lui, testimone antico di un mestiere. Oggi è scomparso, come  i tanti mestieri che ci hanno accompagnato  fino a qualche decennio fa.Un piccolo mobile in legno quadrato, con un unico sportellino, con il pianobordato da una fascia di alluminio rialzata a bella posta per evitare che cadessero gli oggetti: lu bancareddru, così lo chiamavamo, era il banco di lavoro di mio nonno Nino, di mestiere scarparu.

Dal racconto di mia nonna, si evinceva che era il pezzo più importante della sua bottega poiché conteneva tutto l’occorrente di lu scarparu: la furma di ferru, dalla più grande alla più piccola a secondo il numero della scarpa da creare o da riparare, il martello, le tenaglie, la lesina, lu trincettu,  lo spago, il grasso,  i chiodi e li simicci.

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LA VECCHIA DELL’ACETO PDF Stampa E-mail
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CULTURA - GIUSEPPE LA ROSA
Scritto da Administrator   

Una storia esemplare di Sicilia

di Giuseppe La Rosa

 

Sul far della sera del 30 luglio 1789, nella città di Palermo una gran folla si stava recando a Piazza Vigliena: i Quattro Canti.

Nella città siciliana, una tale assemblea di popolo si riuniva per assistere ad un’esecuzione esemplare.

Piazza Vigliena era tutta parata a lutto; ampli tendaggi neri coprivano le statue delle quattro cantonate e, nel centro della piazza, si ergeva un funebre palco con la forca.

Le vie adiacenti brulicavano di gente e i balconi dei palazzi ospitavano gli aristocratici. Le carrozze con le quali i nobili erano giunti al centro di Palermo sostavano numerose nel grande spiazzo della Marina.

L’attesa era immensa e molti provavano un certo senso di piacere per lo spettacolo che attendevano.

Quando il portone delle carceri si spalancò, un manipolo di soldati si dispose su due file ai lati dell’ingresso. Con incedere lento, venne fuori un alfiere con uno stendardo rosso su cui erano cucite, usando un filo dorato, le parole latine: Dixite justitiam populi. Dietro seguivano dei soldati in divisa scarlatta seguiti, a loro volta, dagli araldi della Gran Corte di Giustizia, a cavallo ed in divisa nera. Per ultimi uscirono gli uomini della compagnia dei Bianchi, istituita nel 1541 dal vicerè Ferdinando Gonzaga allo scopo di assistere i condannati a morte. Nelle ultime file, accompagnata da due frati, a dorso di una mula guidata dal boia in abito scarlatto, comparve la condannata.

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ANCORA RICORDI:::::: PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da ANGELA CHIAZZ   

Lo ricordo così: il fumo delle sigarette saliva lento, mischiandosi con quello del cono di luce che trasmetteva le immagini sullo schermo. I posti a sedere erano sempre esauriti, specie nelle fredde giornate invernali. La maschera con la torcia fendeva le file in cerca di qualche poltrona libera, ma il fatto che non ce ne fossero non era un deterrente sufficiente: la gente entrava ugualmente sostando numerosa lungo le pareti verdognole.

L’aria era satura di odori e  per le narici saliva un misto acre di respiri e di vaniglia proveniente dal bar adiacente. Di tanto in tanto qualcuno sgranocchiava snack e allora si poteva sentire il fruscio delle carte delle confezioni e il lavorio delle mandibole in azione; sovente il silenzio veniva interrotto anche da qualcuno che, avendo già visto il film, ne anticipava le scene. Talvolta interveniva anche il pianto di un bambino, annoiato o spaventato dal buio della sala, a distogliere l’attenzione…. Per ogni caso vari “Shhhhhhhhhhhhhh” percorrevano tutta la sala.

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Il racconto del mondo PDF Stampa E-mail
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SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da F- Taormina   

  Prima degli esordi della ragione il teatro apre i battenti come radice della figura umana, si presenta come messa in scena di corpi, di desideri e di discorsi, in tal guisa segue il racconto.

     Questi implica il tempo, ovvero la Cosmologia e la Cronologia della parola; tuttavia cosmo e racconto, secondo l’ideale pitagorico hanno in comune la musica. La Cosmologia si presenta allora come bellezza di un ordine ben delineato, ripartito; ordine naturale del cielo e della terra illustrato in quel dato discorso umano che crea il cosmo stesso.

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RICORDI 3 di Angela Chiazza PDF Stampa E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angela Chiazza   

 

In ogni paese ci sono persone  che, per qualche strana alchimia, sono conosciute da tutti ed esisteranno sempre nel racconto di chi li ha incrociati, anche per poco, sul proprio cammino. Resteranno sepolte e  vive,  rimarranno come chiese, case o vie nella storia di quel luogo. Basterà citarle per paragonare la loro vita ad altri nella buona o nella cattiva sorte. Come meafora, i loro nomi, i loro visi,  saranno presenti sempre tra dicerie e realtà, tra leggende e verità.In ogni paese c’è né uno, o forse più di uno.

Alcune, io le ricordo così, come figure d’altri tempi. Due sorelle, una dalla figura esile, vestita sempre di scuro, austera nel suo aspetto, mai senza calze neanche in estate, mai senza braccia scoperte, con i capelli raccolti in una crocchia bassa sopra la nuca, con le caviglie ossute su scarpe antiche; l’altra più piena, con un taglio di capelli da bambina, con una corta frangia sulla fronte e due mollette a fermare le ciocche dei capelli chiari dietro le orecchie. I suoi vestiti erano di colori smunti e il modello ricordava quello dei vestiti dell’infanzia, con il colletto di pizzo e i bottoni di madreperla rigorosamente chiusi nelle asole fino al collo, la cucitura alla vita si allargava sulla gonna, lunga alla caviglia, con delle pieghe verticali, le calzette erano corte e le scarpe anch’esse un po’ da bambina. Anche gli occhiali completavano quell’aspetto di attempata adolescente.

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"Se riesci a far innamorare i bambini di un libro o di due o tre, cominceranno a pensare che è un divertimento. Così, forse, da grandi, diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e degli strumenti più grandi e importanti della nostra vita”.
(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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