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Home MUSICA OGGI CICCHIRILLO ALESSANDRO Banda dell'Arma dei Carabinieri Salerno - 02_11_2011 solista Alessandro Cicchirillo
Banda dell'Arma dei Carabinieri Salerno - 02_11_2011 solista Alessandro Cicchirillo
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MUSICA OGGI - CICCHIRILLO ALESSANDRO
Scritto da Olga Chieffi   

Mercoledì sera il teatro Verdi ha ospitato la prestigiosa banda della Benemerita, diretta da Massimo Martinelli, in occasione dell’anno celebrativo del centocinquantenario dell’Unità d’Italia

Di Olga Chieffi

“…..Alla fine, e per buona fortuna, capitò un carabiniere, il quale, sentendo tutto quello schiamazzo, e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada, coll’animo risoluto di fermarlo e d’impedire il caso di maggiori disgrazie. Ma Pinocchio, quando si avvide da lontano del carabiniere, che barricava tutta la strada, s’ingegnò di passargli, per sorpresa, frammezzo alle gambe, e invece fece fiasco”. E’ il terzo capitolo del Pinocchio di Carlo Collodi, in cui un po’ tutti hanno cominciato a conoscere gli amici Carabinieri, i loro simboli, la tradizione, l’altruismo, il cavallo, il sacrificio, e non ultima la banda, con tutte le famiglie dei fiati, imbracciati dai centodue elementi, nelle loro divise di gala d’indubbio fascino, ospiti mercoledì sera del teatro Verdi di Salerno, per il concerto del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Il comandante della legione Campania, Carmine Adinolfi ha ripercorso a volo d’uccello la storia dell’Arma, dal 1814, le battaglie del Risorgimento, le due guerre mondiali, gli anni di piombo, oggi la polveriera medio-orientale, la vicinanza alla gente, a cui il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, nel ringraziare le autorità di aver scelto la nostra città quale sede di questa serata, ha risposto pronunciando il nome di Giovanni Amendola, dei tempi di Salerno Capitale, di quella Costituzione che ha preso corpo a pochi passi dal palcoscenico del Verdi. In tutte le attività dei Carabinieri, dalla altissima tradizione equestre rappresentata da Raimondo D’Inzeo, dal carosello, sino all’estremo sacrificio delle scorte, delle azioni di pace, l’approccio sarà sempre quello della comprensione, del reciproco rispetto, che avrà quale traguardo finale la libertà e che oggi dovrà guardare in primo luogo all’unità d’intenti e di sentimenti. Ma veniamo al commento sulla emozionante serata presentata da una inappuntabile Cinzia Ugatti, principiata con le note del Silenzio, evocate dal flicorno in si bemolle di Corrado Troiano, pochi suoni per i  quali è, purtroppo, difficile trovare la giusta balance  tra lo stentoreo e il nostalgico. Poi, l’omaggio al nostro Risorgimento, una forza che ci ritroviamo nel cuore sin da ragazzi, con la sua immagine balenante dinanzi agli occhi, quella di un cavallo al galoppo, di un tricolore lacero, di una camicia rossa e di una fanfara lucente piena di squilli, racchiusa nell’ Inno di Garibaldi. Ed ecco la sinfonia della Gazza Ladra che Gioacchino Rossini pareva quasi dirigere dal soffitto del nostro massimo che si apre in modo inusitato: tre rulli di tamburo portano ad un “Maestoso marziale” di dubbia serietà, con quei ritmi “nobili” giocati fra trillo e trillo. Ben definito, poi, il simpatico quadretto di Pomp and Circumstance, di Edward Elgar, prima dell’intermezzo della Cavalleria Rusticana, in cui il direttore non si è liberato affatto per tendere plasticamente l’arco della melodia, offrendola nella sua naturale evidenza, non facendola “respirare”, instaurando un rapporto tra agogica e dinamica che deve essere insieme naturale, infallibile e al limite della raffinatezza. Massimo Martinelli ha usato “troppa mano”, per usare un termine equestre, anche nella “Cavalleria leggera” di Franz von Suppè, che non ha espresso per intero il ritmo dell’Allegro. In cattedra è poi salito l’eccezionale flicorno basso di Alessandro Cicchirillo, interprete della cavatina del Figaro rossiniano, una pagina senza precedenti nella storia dell’opera per la violenza ritmica e timbrica, per le entrate al di fuori di ogni schema, per il grande virtuosismo. L’indagine psicologica di Amilcare Ponchielli nella danza delle ore dalla Gioconda ha poi posto in luce la perfetta sezione dei sassofoni della formazione, prima di passare al gran finale con Balletto e marcia dei Toreador della Carmen,  di Georges Bizet, dove lo spagnolismo non è colorismo o esotismo: esso non solo esercita una precisa funzione drammatica, ma imposta addirittura un realismo ambientale che orienta automaticamente tutto il lavoro su di un piano in cui il rapporto con la realtà è ben più diretto e immediato di quanto la storia dell’opera avesse mai sperimentato. Scambio di doni tra autorità e bis con la celeberrima danza di Gioacchino Rossini, un omaggio anche alla nostra bella Campania. La splendida marcia d’ordinanza con il suo coinvolgente trio “La Fedelissima” dell’allievo di Pietro Mascagni, Luigi Cirenei e “Il canto degli italiani” che il M° Massimo Martinelli ha voluto cantare di persona, ha infiammato il pubblico presente, che è stato premiato con l’esecuzione della Leggenda del Piave. Applausi scroscianti per la banda e per l’Arma tutta, con l’invito a ritornare in città per un’esibizione aperta a tutti e non ristretta unicamente ai cinquecento invitati, per ricevere ancora più caloroso l’abbraccio di Salerno.

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Concerto  Salerno 1a  parte

 

                                                                

 

 

 

Concerto  2a  parte      -     Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini

 

 

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