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NARRATIVA


LA BIDDINA – LA CULOVARA E-mail
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NARRATIVA - D'ANGELO GIOVANNI
Scritto da Giovanni D'angelo (Giuggiu)   

(Animale endogeno leggendario) Qualsiasi metodo andava bene pur di non fare avvicinare all’orto, all’albero di pere, all’aranceto o alla vigna, certe frotte di picciotti; ragazzi che ogni tanto si riunivano per fare delle visitine in posti conosciuti, in cerca di qualche primizia da gustare e da mettere nel loro famelico stomaco. Molte erano le persone che andavano per i campi in cerca di verdura, di legna da ardere, o per racimolare qualcosa da portare a casa. Per evitare di essere rubati i contadini erano soliti, in mancanza di una casupola ove ripararsi delle piogge o dei raggi de sole, costruire “lu pagliaru”, dentro cui si riparavano dalle avversità atmosferiche o semplicemente per non farsi vedere da occasionali, furtivi, volontari visitatori. Specie d’estate, le visite inaspettate erano frequenti, non solamente per rubare frutti della terra, ma anche per “scassari” qualche casa di campagna e rubare qualche arnese o suppellettile; da qui il detto “scassapagliara” per indicare dei ladri di infimo gusto. Un pezzo d’orto, “cu li pumadoru e li battagliuna”,

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La visita al cimitero E-mail
NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Administrator   

Alle otto di un caldo mattino, malgrado la stagione autunnale già avanzata, una macchina si fermò davanti il cancello del cimitero vecchio. Ne scese una donnina di piccola statura, avanti con gli anni, stretta in un cappotto grigio, dalle gambe esili coperte da pesanti calze nere che finivano dentro scarpe sformate dal trascorrere del tempo sul suo corpo. Si appoggiò allo sportello, alzò le spalle e allargò il torace e tirò un profondo respiro, come fa un nuotatore prima di un tuffo, poi si aggiustò con una mano tremante una ciocca di capelli che si era staccata dal toupet, piantò i piedi per terra come se volesse concentrare sulle gambe tutte le forze che le sarebbero servite e guardò dritta davanti a se il lungo viale che le si apriva davanti. Gli ingressi al cimitero erano due. Quando per esigenze di spazio, si era allargato verso il lato ovest, era stato creato un secondo ingresso che immetteva in quello che chiamavano il “cimitero nuovo”. Non le piaceva entrare da quel lato. Non sembrava neanche un luogo sacro, era un’esibizione di marmi, di colonne, di vasi enormi con piante esotiche, di edifici tombali giganteschi come se dovessero ospitare famiglie numerose, quando oggi di figli non se ne fanno più. Lettere cesellate in bronzi speciali che luccicavano come gemme, ritratti a figura quasi intera, targhe e targhette con frasi che sapevano tanto di finto, fiori finti e croci altissime che si vedevano da lontano. Una vanteria spropositata, un rincorrersi a chi innalzava il mausoleo più alto. Inseguendo questi pensieri sentiva una certa rabbia nascere dentro, tistiava e il volto le si oscurava.

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LI CASOTTI E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angela Chiazza   
Così come un naso importante sul viso o un neo sulla guancia danno la caratteristica a una persona, una statua di un personaggio famoso o una strada illuminata da vecchi lampioni, una facciata affrescata di una antica chiesa o un bar dall’insegna cancellata sono le caratteristiche che renderanno sempre noto un luogo.
Cianciana si ricorda per la salita Regina Elena, la scalinata con la Torre dell’Orologio e i casotti.
La salita Regina Elena come un fendente taglia in due il paese. Una lunga discesa o una lunga salita a secondo di come la si percorre, come la vita. A metà si interseca con un incrocio e la strada viene interrotta da una grande scalinata di mattoni bianchi e lucidi, in cima alla quale una volta stava una vecchia fontana i cui zampilli davano  refrigerio durante i mesi caldi, abbeveraggio ai muli che si ritiravano all’imbrunire e gioco e festa ai ragazzi che si apprestavano a scendere o salire le scale. In un lato della scalinata s’innalza dal 1908 la Torre dell’orologio, in ambo i lati della gradinata“li casotti”.
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Ricordo di un antico mestiere …. E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da Angelka Chiazza   

Fino a poco tempo fa era ancora li, in un angolo del camerino della mia vecchia casa  e quando c’era qualcosa da riparare si ricorreva a lui, testimone antico di un mestiere. Oggi è scomparso, come  i tanti mestieri che ci hanno accompagnato  fino a qualche decennio fa.Un piccolo mobile in legno quadrato, con un unico sportellino, con il pianobordato da una fascia di alluminio rialzata a bella posta per evitare che cadessero gli oggetti: lu bancareddru, così lo chiamavamo, era il banco di lavoro di mio nonno Nino, di mestiere scarparu.

Dal racconto di mia nonna, si evinceva che era il pezzo più importante della sua bottega poiché conteneva tutto l’occorrente di lu scarparu: la furma di ferru, dalla più grande alla più piccola a secondo il numero della scarpa da creare o da riparare, il martello, le tenaglie, la lesina, lu trincettu,  lo spago, il grasso,  i chiodi e li simicci.

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ANCORA RICORDI:::::: E-mail
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NARRATIVA - CHIAZZA ANGELA
Scritto da ANGELA CHIAZZ   

Lo ricordo così: il fumo delle sigarette saliva lento, mischiandosi con quello del cono di luce che trasmetteva le immagini sullo schermo. I posti a sedere erano sempre esauriti, specie nelle fredde giornate invernali. La maschera con la torcia fendeva le file in cerca di qualche poltrona libera, ma il fatto che non ce ne fossero non era un deterrente sufficiente: la gente entrava ugualmente sostando numerosa lungo le pareti verdognole.

L’aria era satura di odori e  per le narici saliva un misto acre di respiri e di vaniglia proveniente dal bar adiacente. Di tanto in tanto qualcuno sgranocchiava snack e allora si poteva sentire il fruscio delle carte delle confezioni e il lavorio delle mandibole in azione; sovente il silenzio veniva interrotto anche da qualcuno che, avendo già visto il film, ne anticipava le scene. Talvolta interveniva anche il pianto di un bambino, annoiato o spaventato dal buio della sala, a distogliere l’attenzione…. Per ogni caso vari “Shhhhhhhhhhhhhh” percorrevano tutta la sala.

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"Se riesci a far innamorare i bambini di un libro o di due o tre, cominceranno a pensare che è un divertimento. Così, forse, da grandi, diventeranno lettori. E leggere è uno dei piaceri e degli strumenti più grandi e importanti della nostra vita”.
(Roald Dahl - scrittore inglese, 1916/1990) Henry Ford

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