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NARRATIVA


C'ERA NNA' VOTA
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NARRATIVA - D'ANGELO GIOVANNI
Scritto da D'Angelo Giovanni (giuggiu)   
 
L’Accumpagnamentu (Il Funerale) da "C'era nnà vota" 1
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NARRATIVA - D'ANGELO GIOVANNI
Scritto da Giovanni D'Angelo (Giuggiu)   
 Così come le nascite erano numerosissime anche i decessi erano numerosi; ma, a differenza delle prime gioiose ed allegre, queste erano una vera disgrazia, una perdita irreparabile che si ripercuoteva sulla famiglia per anni specie se a morire era il capo famiglia.
Non era raro nel silenzio della notte profonda sentire urla disumane da accapponare la pelle, urla di donne che piangevano.
Era un dovere svegliare il marito, il padre, il fratello per andare a vedere da dove venivano le urla; il perchè era quasi sicuro, o la morte o una disgrazia.
Allora nel cuore della notte, vestito alla meglio e con addosso qualche mantello o qualcosa di pesante si affacciava alla finestra per cercare di capire.
Altre finestre si aprivano per la stessa ragione ed alla luce della notte si potevano scorgere profili di persone che, anch’esse attratte dalle urla, cercavano di capire cosa fosse successo.
Cercando di individuare da quale direzione arrivassero le urla, si incominciava ad avere qualche sospetto, mentre altre finestre si aprivano: “chi cc'è ? cu grida ? cu jietta vuci,chi murì quarcunu?”, “ma arsira lu gnuri Caliddu c'era malu, pò essiri iddu?”
Qualche ardimentoso già era uscito per la strada; la moglie dalla finestra lo incitava a ritornare a casa: “aggira…aggira…aspetta tanticchia…aggira!”
Senza dare ascolto alla preoccupata consorte si avvicinava al posto da dove venivano le urla.
Sì, i sospetti dei vicini erano giusti: era morto lu gnuri Caliddu!
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Mastru Bastianu presidenti, La cumprumisa, Lu rimediu
NARRATIVA - CANNATELLA FRANCESCO
Scritto da Administrator   
Quando si parla di letteratura “moderna” non si può fare mero riferimento ad una produzione solo cronologicamente vicina. La modernità è piuttosto connessa alle proposte tematiche più brucianti di attualità ed al ruolo, sempre più idioticamente diverso, che la letteratura assume. Senza scomodare Charles Baudelaire, che per primo ha posto il problema dell’identità tra pubblico (di lettori e di spettatori) e soggetto sociale, sembrerebbe che sia dalle tematiche che dal ruolo e dalla funzione della letteratura si origini e tragga alimento la modernità letteraria. In tal senso le tre commedie di Francesco Cannatella (Mastru Bastianu presidenti, La cumprumisa, Lu rimediu) che compongono Cianciana in scena appaiono obsolete, quasi datate non solo nella stesura, ma anche e soprattutto nei contenuti.
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Il simboli nelle Tavole di san Giuseppe
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NARRATIVA - CANNATELLA FRANCESCO
Scritto da Cannatella Francesco   
San Giuseppe, ultimo Patriarca, è l’uomo giusto e fedele che Dio pone a custodia e guida della Sacra Famiglia. Egli collega Gesù, il Messia, alla discendenza di Davide1.
Il culto di san Giusepe, simbolo di umiltà e di dedizione, nacque in Occidente, intorno all’anno Mille. I primi a celebrarlo furono i Benedettini nel 1030, essi costruirono in Italia la prima chiesa, dedicata a san Giuseppe, a Bologna nel 1129. I Benedettini furono seguiti  dai Servi di Maria nel 1324 e dai Francescani nel 1399. La festività venne resa obbligatoria per la cristianità nel 1621 da Gregorio VI.
A Cianciana è viva e diffusa la tradizione di allestire Li Tavuli di di san Giseppi, tavole devozionali in adempimento di una grazia ricevuta. Tale pratica, verosimilmente, si è innestata e diffusa nellla religiosità popolare ciancianese per opera dei frati francescani che nella Chiesa di Sant’Antonio al Convento onoravano un altare con una statua lignea del santo. Poveri ed umili i francescani, povero ed umile san Giuseppe e tali erano i ciancianesi del XVII secolo, fondata la città. 
Nelle Tavole, che in origine venivano allestite in strada, rivivono molti simboli della religiosità popolare. Il cibo è l’elemento principe nelle Tavole votive al santo ed il pane è quello che occupa particolare rilevanza.
Lu vastuni di san Giseppi, detto anche vastuni di lu Patriarca, viene decorato con un giglio2, simbolo della purezza.
Li purciddrati o cucciddrati, grandi pani rotondi richiamano un profondo significato sacrale, ricordano l’arcaico simbolismo agrario del rinnovamento della natura, che avveniva proprio nel mese di marzo. Li cucciddrati / purciddrati nella cristianità rappresentano Maria, infatti, originariamente, il pane veniva ornato con una rosa o con dei datteri.
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L'abbruciareddu (Le spighe abbrustolite)
NARRATIVA - D'ANGELO GIOVANNI
Scritto da D'Angelo Giovanni (giuggiu)   

L'abbruciareddu (Le spighe abbrustolite) “L'abbruciareddu…?…e chi è ssa cosa?”, mi rispose Massimo, quindicenne, con un’espressione mista tra ignoranza e curiosità. “Una dimostrazione è meglio di tante spiegazioni…”risposi prendendo la macchina ed invitandolo a seguirmi. Strada facendo… La nostra collettività è stata sempre attenta alle tradizioni che i nostri “vecchi” si tramandavano; le eseguivano nei giusti tempi e tramandandole a loro volta. I più buoni sapori, le più seducenti bellezze, tutto ciò che di buono ci offriva la natura non avevano segreti per chi lavorava la terra e dei suoi frutti si sosteneva. Sapori che cominciano a cancellarsi dall’archivio della memoria storica, importante vettore che fino ad un cinquantennio fa mandava avanti la conoscenza accumulata nei secoli. Quante informazioni, nozioni, si sono perdute dopo secoli di esperienze e di osservazioni! “…e chi è…ssa cosa…?” Era costume che durante il mese di Maggio, quando i chicchi delle spighe di grano, ormai piene del loro saporito “latti”, cominciavano ad indurirsi (questa metamorfosi era soggetta alla quantità di calura che in quel periodo il sole riusciva ad emanare), si raccogliessero le spighe con le “teste”più grosse e ben piene; la raccolta era

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I nostri politici si sono dati molto da fare per distruggere il paese, sicuramente saranno molto stanchi, forse sarebbe meglio non coinvolgergli nella "ricostruzione".

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