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CUCINA TIPICA

 


 “Ma chi sosizza c’è a lu so paisi,ma chi sosizza”!

Così Giovanni Meli nella sua farsetta “Li Palermitani in festa”, nella quale, pur prendendo in giro per il linguaggio infantile “lu baruneddu” di Cianciana, non può esimersi dall’esaltare quella specialità che nel ‘700 aveva già reso famoso il borgo in tutta l’Isola.

A sgombrare il campo da equivoci campanilistici, diciamo immediatamente che la cucina ciancianese, al di là di alcune sue peculiarità, è quella tipicamente siciliana che vanta una tradizione millenaria.

 

Era, è, una cucina “povera”, ascrivibile alla più ampia e glorificata dieta mediterranea.

 

Col presente lavoro, modesto ma condotto con impegno, non s’intende dar vita ad un prontuario gastronomico solo per offrire agli amanti della buona forchetta un ricettario da sfogliare occasionalmente o per insaporire, sporadicamente, con aromi particolari alcune pietanze.

 

Rivedere e trascrivere le ricette della cucina ciancianese significa conservare un ricco patrimonio di cultura e di tradizioni, ripercorrere a ritroso le abitudini alimentari di un’intera genìa; storicizzare momenti della vita individuale e collettiva di una società che si nutriva per sopravvivere – e lavorare ancora – e cucinava determinati cibi in particolari occasioni, legate a momenti importanti e fondamentali del singolo (matrimonio, battesimo, lutti etc.) e della collettività (feste religiose o laiche); vuol dire, quindi, riscoprire l’identità di un popolo, offrire uno spaccato sociale ed economico ed ancorarsi alle proprie radici storiche e culturali, al di là del valore specifico di un ricettario gastronomico, pur esso importante, in una società consumistica (dell’”usa e getta”, se volete), che ha steso un velo di anonimato televisivo o di omologazione pubblicitaria su antiche e trascorse pratiche culinarie, nelle quali si esprimevano la semplicità, la bontà, la cordialità, l’ospitalità e l’inventiva degli abitanti del “Paese dello zolfo”, in Valplatani.

 

Desideriamo dedicare il libretto alle giovani e frettolose generazioni, amanti del fast-food, nel caso vogliano cimentarsi tra i fornelli. Siamo tuttavia convinti che la buona cucina è un’arte che si comincia ad apprezzare sui trent’anni.

 

La ricerca è stata condotta sul campo. Siamo andati a trovare persone più o meno anziane, che con piacere e cordialità ci hanno dettato le ricette, e abbiamo scartato quei piatti che solo “recentemente” hanno invaso le nostre cucine.

 

Per questo motivo si parla poco di pesce – ad eccezione di sarde, baccalà e anguille -, di risotti, farfalle, tortellini, funghi, parmigiano e simili perché estranei o marginali alla nostra tradizione.

 

Non è peregrino ricordare che in una cucina povera trionfava, per cambiare, la fantasia (il baccalà, per esempio, veniva anche impolpettato); che quasi tutte le pietanze ciancianesi sono la variante locale della cucina siciliana e che parecchia carne finiva sulla brace (es. “costi di crastu”) con relativi intingoli, mentre peperoni, melanzane e patate sul fuoco, tra la cenere, per poi spellarli e condirli. Il “parecchia carne” è comunque relativo e non riferibile alla classe meno abbiente che ne consumava pochissima, potendosela permettere solo nelle feste “sulleni”, quando la comprava dal “vucceri” o tirava il collo alle galline, che un po’ tutti allevavano e custodivano nelle stie, spesso ricavate nei sottoscala. Il “galletto” e l’uovo fresco andavano di preferenza ai bambini ammalati o ai più deboli; gli altri componenti della famiglia consumavano un pasto frugale; abbondante era la pasta, mentre il “secondo” era rappresentato da qualche ingrediente avanzato nel condire la salsa o la pasta (es. melanzane, la scaglia di formaggio).

 

E’ chiaro che, data la fame arretrata, non era necessario stuzzicare l’appetito con l’antipasto, confuso con una portata qualsiasi.

 

Molte famiglie allevavano il maiale (lu porcu), cui veniva fatta la “festa” a Natale, allorché era scannato, selezionato e trasformato, in buona parte, in salsiccia. Del maiale in pratica non si buttava nulla: il sangue (che ancora caldo veniva bevuto o trasformato in sanguinaccio), i piedi (bolliti e mangiati), la “cutini”, il lardo e così via.

 

“Cu si marita sta cuntentu un jornu, cu ammazza un porcu sta cuntentu un annu”

 

 

 

 

recitava un adagio popolare.

 

In primavera e in autunno, smesso di piovere, si andava, più di oggi, a raccogliere verdura, asparagi, finocchietti selvatici, lassani, carciofini, lumache etc che poi le mani amorose e premurose di mogli o madri trasformavano in profumate pietanze.

 

Il trionfo della cucina ciancianese avveniva -ancora oggi- in occasione della festa di San Giuseppe, allorché per exvoto vengono imbandite le famose “tavole”. E’ un’esplosione di cibi, aromi, frutta fresca secca e “martorana”, verdura in mille ricette e composizioni varie che sono delizia del palato e fanno venire l’acquolina in bocca solo a guardarli.

 

Ogni festa aveva i suoi piatti e i suoi dolci; per questi ultimi le nostre mamme e nonne si sbizzarrivano soprattutto nel periodo natalizio, quando preparavano vari tipi di “pasticciotti” e “mastazzoli”. Quelle donne erano altresì espertissime nelle conserve e bravissime a preparare “lu strattu” di pomodoro, ottenuto sistemando la salsa liquida sugli “scannatura” e facendola essiccare al sole. Rammentiamo, infine, che anche il pane era impastato in casa (prima con “criscenti”, poi col lievito) e che poi si portava al forno – per chi non l’aveva in uso domestico – per la cottura. Sempre in casa si “usciva” la pasta che, soprattutto se “tagliarina”, finiva in gloria condita con salsa di pomodoro fresco e foglie di basilico, grattugiata con ricotta salata e consumata sullo stesso “scannaturi”. Buon appetito!

 

Eugenio Giannone

 

 

 

 

 

Glossarietto

Agliotta: contaminazione locale di “a ghiotta”: alla ghiotta.

 

Astrattu: concentrato di pomodoro; sugo rappreso a lunga conservazione.

 

Caddiàri: spianare e rilavorare l’impasto, quasi con forza, imprimendo  ( i calli del)le mani.

 

Caddi = calli.

 

Caiula: placenta.

 

Carrittera: da carretto.

 

Costi: costole, costolette.

 

Crastu: agnellone, castrato.

 

Curatedda: interiora di piccoli animali.

 

Cutini: cotica, cotenna; pelle di maiale.

 

Diavulina: piccolissimi e colorati confetti.

 

Frascatula: polenta di semola.

 

Froscia: spessa frittata.

 

Lattèra, cicara: lattiera, chicchera; tazza.

 

Làssani: specie di cavolo selvatico.

 

Marmurata: crosta di zucchero che si spalma sui dolci. Glassa.

 

Mollo (a): tenere in mollo, a mollo: acqua o altro liquido in cui si tengono immersi, per vari motivi,cibi. Ammollare.

 

Mortaio: recipiente  per  pestarvi cose da ridurre in frantumi o a poltiglia.

 

‘Ncaciata: incaciata: da cacio (formaggio); condita con formaggio grattugiato.

 

Paese dello Zolfo: Cianciana, nella media valle del Platani, un tempo famosa per le sue miniere di zolfo.         

 

Panaru: zana.

 

Pirofila: tegame da cucina, che non si altera al contatto col fuoco.

 

Racina: dal francese racine: uva.

 

Rappa: grappolo, tralcio.

 

Rosa di vrocculi: cavolfiore; cavolo di cui si mangia il fiore (rosa).

 

Sagnaturi: mattarello.

 

Salaccini: calanchi; abbondanti e spettacolari in un exfeudo ciancianese.

 

Salamoia, dialettale salamoria: soluzione d’acqua con sale.

 

Sasizza, sosizza: salsiccia. Dal francese saucisse.

 

Scannaturi: spianata, scannatoio. Asse su cui si spianava la pasta o si scannava un animale da cortile

 

Scaticchiu, scaticchiata, schiticchiu: banchetto senza grosse pretese e spesso improvvisato, tra amici.

 

Sparaceddi: varietà di cavolo che d’inverno dà infiorescenze a fiocco.

 

Squietato: dialettale scuitatu.

 

Sugna:  grasso animale (maiale) che si liquefa per ottenere lo strutto. In siciliano, saìmi: dall’arabo Schaim.

 

Sullèni,sullenni: solenne

 

Tagliarina: pasta spianata e tagliata a striscioline. Tagliatelle, bavette.

 

Tegame: recipiente da cucina, di materiale vario, tondo e basso con manici.

 

Terrina: tegame di terracotta a sponda alta; zuppiera, insalatiera.

 

Trunzutu: da trunzu: torsolo, torso (del cavolo).

 

Viddanedda: da viddanu: contadino; alla contadina.

 

Vucceri: dal francese boucher: macellaio.



Stufato di patate e polpette
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   

Ingr.:      300 gr. di carne macinata

              2-3 cucchiai di pane grattugiato

              uno spicchio d’aglio

              qualche fogliolina di menta

              2 uova

              2 cucchiai di formaggio grattugiato

              un po’ di latte per ammorbidire

              olio abbondante

              ½  kg. di patate

              qualche rametto di prezzemolo

              sale, pepe: q.b.

 

Prep.: preparate le polpette (v. polpette fritte) e soffriggetele. Sbucciate le patate, tagliatele a tocchettini e rosolatele in un tegame con olio e cipolla affettata. Aggiungetele polpette, fate rosolare ancora un po’, aggiungete due cucchiai di salsa, ricoprite di acqua portando a termine la cottura. Per aromizzare ulteriormente, qualcuno ama unire una foglia di alloro. Servire caldo.

 
Pasta con fave e/o ricotta
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.: 1 kg. di fave verdi tenere
200 gr. di ricotta fresca
formaggio grattugiato: q.b:
sale e pepe: q.b:
cipolla: q.b.
olio: q.b.
350 gr. di ditali

Prep.: sbucciate le fave e lavatele. Soffriggete in un po’ d’olio la cipolla affettata e le fave; salate e pepate. Cucinatele a fuoco dolce, aggiungendo un po’  d’acqua solo se necessario. A parte lessate la pasta; scolatela non del tutto; rimettete in pentola, versatevi le fave e la ricotta. Amalgamate bene, spolverizzate con formaggio e servite.



L A     S A L S A

   La salsa di pomodoro è la regina di tutte le mense e di tutte le pietanze. E’ inimmaginabile un piatto di spaghetti senza quel liquido rosso ed è impensabile anche la pizza.

   L’ortaggio, ormai insostituibile, proviene dall’America ma da noi ha trovato fertile humus per cui se ne coltivano differenti varietà.

   Le nostre donne da sempre hanno imparato a conservarlo: oggi imbottigliandolo liquido, ieri ricavandone “astrattu”, come detto in prefazione.

   Per chi non dovesse aver tempo per la conserva, nessun problema: gli scaffali dei market abbondano di lattine di concentrato, pelato e salsa di tutte le fogge e marche.


  Ci piace ricordare che le nostre nonne, accanto all’astratto, preparavano per l’inverno “li pennuli”, che lasciavano poi, per l’appunto, pendere dal tetto. Annodavano le due estremità di uno spago (50-60 cm.) e vi mettevano a cavallo, con il gambo, coppie di pomodori maturi, interi e freschi, che nella stagione fredda usavano al bisogno.

   Potete insaporire la salsa cuocendovi patate, uova ad occhio, polpette, salsiccia, involtini, melanzane, asparagi etc, soffriggendoli prima con l’aglio e/o la cipolla. (e.g.)

 
Pasta con lenticchie (P) *****
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.: 400 gr. di lenticchie
Una costoletta di sedano
Una cipolla
3 pomodori pelati
olio, sale, pepe: q.b.
400 gr. di pasta (ditali o spaghetti sminuzzati)
Prep.: tenete a bagno per otto ore le lenticchie. Sciacquatele e poi mettetele in pentola con tutti gli ingredienti; coprite con l’acqua che prendono e cucinatele. A parte cuocete la pasta con 2-3 cespi di cavoli sminuzzati. Scolatela non del tutto, unite le lenticchie e servite.

 
Pasta e fagioli (P) *****
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   

Ingr. per 6 persone:    300 gr. di fagioli secchi

                                Una costoletta di sedano

                                Una cipolla

                                2-4 pomodori pelati

                                un peperoncino rosso

                                olio, sale: q.b.

                                600 gr. di pasta (ditali)

 

Prep.: mettete a bagno i fagioli per una notte. Scolateli e lessateli. In una padella riscaldate l’olio e fatevi rosolare la cipolla e il sedano finemente tritati; aggiungete il pelato e il peperoncino tagliuzzati. Dopo qualche minuto di cottura, versate il tutto nei fagioli e quando saranno pronti condite la pasta preparata a parte.

 
Chiocciolette in salsa di tonno (P) *****
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.: 180 gr. di tonno sott’olio sgocciolato
400 gr. di pomodoro pelato
un bicchiere di vino bianco
una cipolla
un ciuffo di prezzemolo e basilico
sale, olio, pepe: q.b.
400 gr. di chiocciolette

Prep.: in una capiente padella fate imbiondire la cipolla affettata con tre cucchiai d’olio; versatevi il vino e fatelo evaporare; aggiungete quindi il pelato sminuzzato, salate, pepate e continuate la cottura per venti minuti circa. Unite il tonno sminuzzato e ultimate la cottura, arricchendo la salsa con un po’ di prezzemolo tritato. A parte, cucinate la pasta, scolatela e versatela nella padella con la salsa amalgamando bene con l’aggiunta di altro prezzemolo e basilico tritati.

E’ una ricetta recente ma ormai ben radicata.
 
Chiocciolette in salsa di tonno P
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.: 180 gr. di tonno sott’olio sgocciolato
400 gr. di pomodoro pelato
un bicchiere di vino bianco
una cipolla
un ciuffo di prezzemolo e basilico
sale, olio, pepe: q.b.
400 gr. di chiocciolette

Prep.: in una capiente padella fate imbiondire la cipolla affettata con tre cucchiai d’olio; versatevi il vino e fatelo evaporare; aggiungete quindi il pelato sminuzzato, salate, pepate e continuate la cottura per venti minuti circa. Unite il tonno sminuzzato e ultimate la cottura, arricchendo la salsa con un po’ di prezzemolo tritato. A parte, cucinate la pasta, scolatela e versatela nella padella con la salsa amalgamando bene con l’aggiunta di altro prezzemolo e basilico tritati.

E’ una ricetta recente ma ormai ben radicata.
 
Minestrone di verdure (o di San Giuseppe) (P) *****
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Minestrone di verdure (o di San Giuseppe)     (P)

Ingr.: fave secche, fagioli, lenticchie, cavolfiori, finocchietti selvatici, cavoli spezzettati: q.b.
Olio, sale, pepe: q.b.
Cipolla: q.b.
Miscuglio di ditali e spaghetti sminuzzati

Prep.: Tenete a mollo per una nottata fave, lenticchie e fagioli. Al mattino scolateli e cuoceteli in una capiente pentola, a fuoco dolce e con l’acqua che prendono; a cottura ultimata aggiungete il soffritto di cipolla preparato a parte. In un’altra pentola piena d’acqua, mettete a bollire il broccolo sminuzzato, i finocchi e il cavolo; quando saranno quasi cotti, aggiungete la pasta e fatela cuocere. A cottura ultimata, scolatela a vostro piacere e aggiungete i legumi che avevate preparato.

E’ il piatto tipico della festa di San Giuseppe e viene offerto ai curiosi, ai visitatori e agli invitati che ad ora di pranzo visitano le “tavole” del Santo. Va da sé che viene preparato in grande quantità, per cui il dosaggio dei vari ingredienti è lasciato all’arbitrio del cuoco.

 
Pasta con “sparaceddi”
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.:      ½ kg. di sparaceddi già puliti
1-2 spicchi d’aglio
olio, sale: q.b.
mollica, pane grattugiato: q.b.
400 gr. di pasta ( spaghetti, ditali o pennette)
Prep.: sbollentate gli sparaceddi, scolateli e tagliuzzateli. In una padella con olio fate indorare l’aglio; quindi aggiungete gli sparaceddi; versatevi il pane che prendono e ultimate la cottura (se del caso, versatevi 1-2 cucchiai d’acqua). Cuocete la pasta e conditela con il preparato, spolverizzando con mollica. Se il piatto risulta troppo asciutto aggiungete un po’ dell’acqua nella quale avevate cotto gli sparaceddi.

 
Pasta con melanzane (P) *****
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CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.: 400 gr. di spaghetti
2 melanzane
4-5 foglie di basilico
salsa: q.b.
aglio, cipolla, olio, sale, pepe, pecorino: q.b.

Prep.: pulite e tagliate a dadini le melanzane e mettetele in salamoia per qualche minuto. Soffriggetele in una padella con un po’ d’olio e la cipolla affettata. A parte preparate la salsa e la pasta. A cottura ultimata, condite la pasta con la salsa, spolverizzate con pecorino e quindi aggiungete le melanzane e una foglia di basilico a piatto.

Variante: condita la pasta con la salsa, anziché adornarla con le melanzane a dadini, fatelo con melanzane tagliate a fette sottili e fritte. Piuttosto che con pecorino spolverizzate con ricotta salata, soprattutto se la salsa è di pomodoro fresco.

 
“Maccu”
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CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   

(di fave o piselli secchi)  P

 

Ingr.:      500 gr. di fave secche e sgusciate

              Rametti di finocchio selvatico (o cavolo)

              Sale, olio, pepe: q.b.

              Una cipollina

              400 gr. di spaghetti o pane affettato

 

Prep.: mettete a mollo per una intera notte le fave con qualche rametto di finocchio. L’indomani sciacquatele e mettetele a cuocere a fuoco dolce nell’acqua che prendono; aggiungete un altro rametto di finocchio, salate e pepate. Schiacciate le fave cotte con una forchetta per ridurle a purea. Togliete dal fuoco e condite col soffritto di cipolla che avevate preparato a parte.

 

   Si può gustare col pane o con dentro gli spaghetti sminuzzati cotti contemporaneamente e non scolati del tutto.

 

·          E’ un piatto che mantiene caldi e, perciò, viene proposto generalmente nei mesi invernali. D’estate viene preparato con fave secche ma ancora verdi; è sempre delizioso ma non ha lo stesso sapore.

 
Spaghetti a "la carrittera” (P) *****
CUCINA TIPICA - PRIMI PIATTI
Scritto da Pulizzi/Giannone   
Ingr.: gr. 400 di spaghetti
3 spicchi d’aglio
5-6 grossi pomodori maturi
un filo d’olio
sale, peperoncino, basilico, pecorino: q.b.

Prep.: procedete come per spaghetti “agliu e ogliu”. A preparazione ultimata aggiungete il pomodoro e l’aglio sminuzzati. Se volete, spolverizzate anche con noce grattugiata.

 
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