| NESSUNO E’ DIMENTICATO - Rocco Chinnici |
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NESSUNO E’ DIMENTICATO - Rocco ChinniciUn bambino, i ricordi che aveva dell’uomo che ha combattuto fino alla fine Cosa Nostra, la sua consapevolezza di adulto che non dimentica. In ogni sfaccettatura del bizzarro diamante che è la vita c’è una chimica. È chimica se nasci, se muori, è chimica se t’innamori e se ti arrabbi, se credi in qualcosa o no. tutta una combinazione di elementi. Gli studiosi la chiamano biologia, i poeti sentimento. Il Dr. Chinnici Rocco, professione integerrimo Consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, la chimica l’ha conosciuta in ogni suo aspetto. La morte il male, si possono debellare, ma per combattere un cancro devi mischiare gli elementi buoni per renderli forti. Così fece Rocco, quando a capo dell’ufficio istruzione nel 1979, intuì che la mafia si evolveva il doppio del normale e il tessuto connettivo non era lacerabile, se non con sostanze altrettanto caustiche, ma legali.
INSIEME PER UN PROGETTO – Disse a un pugno di giudici istruttori che avrebbero dovuto centellinare e combinare i loro dati, le loro carte processuali sulle cosche, le indagini per estirpare il male. Ognuno di loro avrebbe avuto maggiore spettro visivo e aiuto. La creatura bella e forte stava per venire al mondo grazie a un papà burbero, ma buono. Il Pool Antimafia. A recitare quei nomi adesso vengono i brividi. Una lega metallica forte e resistente, con l’anima intelligente e elastica. Menti come Falcone, Borsellino, Di Lello, Guarnotta, braccia esecutive come quelli di Beppe Montana, Ninni Cassarà. Rocco aveva creato il vaccino al cancro. Gioacchino Caponnetto che gli successe, lo perfezionò avvalendosi di Giancarlo Caselli e Ferdinando Imposimato. DIVERSI E UNITI – In questa invenzione fece molto la chimica, quella dei sentimenti di Rocco, capace di mettere insieme intelligenze pulite presenti nel covo di serpi che era e a volte continua a essere il tribunale, almeno nelle sue porte devastate da spifferi di delazione. A tutti questi veleni Rocco cerca antidoti, definito dagli stessi mafiosi, duro e inavvicinabile come la roccia. Il Dr. Chinnici sapeva che in procura, luogo dove si dovrebbe curare il male del crimine si annidavano un sacco di portatori poco sani del virus mafioso, tanto che si chiudeva in ascensore con il procuratore Capo Gaetano Costa, per aggiornarlo sulle indagini. Rocco e Gaetano erano l’esempio che gli elementi diversi a volte si combinano benissimo. Rocco battagliero e propositivo, Gaetano con forte senso morale, che lo porta alla condanna a morte delle cosche, reo di aver firmato degli ordini di cattura personalmente, dato che nessun altro voleva affondare il colpo. UNA MATTINA DIVERSA - Un giorno Rocco si sveglia presto, come sempre. È una bella giornata, calda, foriera del torrido che solo Palermo a luglio può dare. Chissà se Rocco dal balcone di casa sua riesce a sentire l’odore della salsedine. Magari ne avrebbe bisogno per rifarsi le narici. Ultimamente le esalazioni mefitiche che respira sono aumentate. È arrivato a un passo dall’aver scoperto il tendine che collega il braccio armato della mafia ai suoi affari economici. Sta per spiccare una serie di mandati di cattura verso i cugini Salvo, proprietari di una esattoria che regge l’economia siciliana, la avvolge anzi , ha anche importanti novità in merito agli omicidi di Mattarella e La Torre. L’entusiasmo lo aveva portato anche a informare preventivamente le vedove delle due vittime, su “importanti novità” che presto avrebbe rivelato. UNA CHIMICA DEVASTANTE - Potrebbe provare un senso di soddisfazione, che per Rocco e per tanti altri non può dirsi pace. L’aria del mattino è tiepida, ancora gradevole, Rocco guarda le sue ampolle di scienziato della legalità, i suoi faldoni, si appresta a un’altra giornata di lavoro. Come sempre arriveranno Mario, Salvatore e Giovanni a fargli da scorta per portarlo in tribunale, nell’androne lo accoglierà il portiere Stefano, che nonostante le insistenze di non farlo lo accompagnerà fino alla macchina. È un giorno come un altro quel 29 luglio del 1983. Rocco ha conosciuto varie forma di chimica, quella del nascere, del vivere con onestà. Purtroppo in quel giorno è destinato a conoscere la devastazione di un elemento come il tritolo. C’è un bambino che sta guardando la tv il pomeriggio di quel brutto giorno. I genitori non gli spiegheranno quelle immagini di dolore, alla sua domanda su cosa stanno facendo vedere, risponderanno: “è un palazzo scoppiato per una fuga di gas”. Il bimbo ascolta il cronista in sottofondo che parla di “strage di mafia” e allora pensa che la mafia sia il gas che ha fatto scoppiare tutto. NESSUNO E’ DIMENTICATO - Cambia la storia ma non la chimica. Ora che è cresciuto quel bimbo sa di Rocco e del tritolo. Ma continua a pensare che la mafia sia un gas. Inodore, insapore, ma capace di devastare se solo ti ci avvicini e accendi la luce. Ma pensa anche che quella luce va accesa, con il coraggio che ha avuto Rocco nel farlo. Un grazie particolare per la realizzazione di queste righe a Salvo Palazzolo e Nicola La Rocca (Fondazione Chinnici) un affettuoso e sentito saluto per quello in cui credono anche a: Antonio Calabrò, Riccardo Orioles e Toti Domina (testate Ucuntu e i Cordai), Giada Licalzi (Fondazione progetto legalità), Luigi Garland Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/62139/antieroi-antimafia-rocco-chinnici/2/
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