Prima degli esordi della ragione il teatro apre i battenti come radice della figura umana, si presenta come messa in scena di corpi, di desideri e di discorsi, in tal guisa segue il racconto.
Questi implica il tempo, ovvero la Cosmologia e la Cronologia della parola; tuttavia cosmo e racconto, secondo l’ideale pitagorico hanno in comune la musica. La Cosmologia si presenta allora come bellezza di un ordine ben delineato, ripartito; ordine naturale del cielo e della terra illustrato in quel dato discorso umano che crea il cosmo stesso.
La Settimana Santa a Cianciana e paesi viciniori Aspetti esteriori e folklorici
Il teatro, con le sue azioni sceniche – cioè l‟imitazione della quotidianità della vita che si dipana dinanzi agli occhi dello spettatore, che così ha l‟impressione di assistere in diretta allo svolgersi degli eventi – ha sempre avuto un forte valore educativo, la cui incidenza per i secoli passati è paragonabile a quella televisiva e cinematografica odierna. La potenza di questo mezzo di comunicazione nell‟indottrinamento della massa dei fedeli, al di là della lettura e della spiegazione dei brani del Vangelo, non sfuggì alle comunità cristiane dei primi secoli che già nel 400, a Gerusalemme, come informa nel suo Diario la pellegrina Eteria, ricordavano con una processione l‟ingresso di Gesù nella città santa, cantando, muovendosi dal Monte degli Ulivi e agitando rami d‟ulivo e palme. ...
Il Partito Comunista Italiano nel ‘900 ciancianese
(ricostruzione attraverso testimonianze)
Il PCI ha svolto un ruolo politicamente meno appariscente rispetto al PSI, che in paese ha sempre ottenuto più consensi, ma è stato costantemente al fianco dei lavoratori e della popolazione interpretandone bisogni e aspettative, guidandoli quando è stato necessario e non sottraendosi mai al confronto.
Com’è noto, il PCd’I nasce con la scissione di Livorno nel 1921 ma gli ideali del socialismo a Cianciana si erano radicati sin dall’ultimo decennio del secolo precedente, come testimonia la vicenda dei Fasci siciliani, che da noi ebbero una sezione.
Non è stato facile crescere e ancor meno affermarsi per diffidenza diffusa e l’emarginazione nella quale lo spingeva la mafia che negli anni Venti a Cianciana era “alta”. E’ emblematico, in tal senso, l’episodio (fine 1921) accorso all’on. Domenico Cigna che, dopo un famoso discorso alla Camera sull’ordine pubblico in Sicilia nel quale denunciava il perverso connubio tra malavita organizzata e politica, sulla SS. 118, all’altezza della “Trincea di Garibaldi”, fu aggredito da un gruppo di malfattori, malmenato e salvato dall’intervento dei Carabinieri, sollecitati da un magistrato.
Ognuno di noi è espressione del suo tempo e del suo spazio e porta indelebili i segni dell’appartenenza ai luoghi, ai modi di sentire della gente presso cui è nato o s’è formato e finisce sempre col rievocarli, addirittura a mitizzarli, se costretto a separarsene.
Il Di Giovanni non fa eccezione e trascorse un’infanzia e una giovinezza serene in quei luoghi, che divennero ben presto tropoi della sua attività di narratore e poeta.
Li conosceva bene perché percorsi in lungo e in largo assieme a contadini dei quali apprezzava la parlata vernacolare, schietta e musicale, e da cui sentiva raccontare le storie che poi avrebbe ripreso nelle sue composizioni.
Erano quelle stesse storie, quegli stessi racconti e miti, quelle notizie confuse tra storia e leggenda che suo padre, Gaetano, trascriveva e che lo incuriosirono bambino. Tutti argomenti che rendono uniforme la cultura dei borghi che insistono nella medesima vallata, che il Di Giovanni battezzò “Vaplatani” per indicare quell’immensa distesa di latifondi che si estende dalle montagne cilestrine di Bivona fino all’azzurro mare di Sciacca. (1)
In quei luoghi, in quei posti è l’origine della sua poetica.
I nostri politici si sono dati molto da fare per distruggere il paese, sicuramente saranno molto stanchi, forse sarebbe meglio non coinvolgergli nella "ricostruzione".