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SAGGISTICA


Una strana festività E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Francesco Taormina   

Una strana festività

In quei giorni non feci altro che ascoltare, riuscii solo a dire se non alcune parole. Ascoltavo ogni cosa, e soprattutto cercavo di vivere, di percepire tutto così, come avveniva nella sua realtà. Un tempo tremendo e freddoloso ci accompagnò per i cinque giorni, dove la campagna con i suoi fiori e colori s’attardava al risveglio.

Colui che maggiormente ascoltai fu lo zio falegname, che m’introdusse in cose che non sapevo e che mai prima modo ebbi di fruire e godere nella loro pienezza.

Dopo quaranta cinque anni andai a vivere una strana festività, e con me, non potevano mancare coloro che mi sostituiranno, perché dovranno anch’essi sapere. Fra di loro c’erano gli occhi di

un’altra avventura.

<<Ho già costruito il mio “tabbuto” (in arabo tabout è la bara), tutto in mogano, rosso, di quello vero. Non finto come talune industrie vogliono farci credere. Ai lati ho intarsiato delle candele bianche che faranno una luce accecante; al mio momento me ne andrò, e arrivato da Caronte resterà stupefatto nel mirare con quanta maestria è stato costruito. Poi, attraversato il fiume, arriverò davanti al cane a tre teste che abbaierà fino a quando non lo sentiranno dalla valle dello Jato, alla valle dei templi. Guardalo… è maestoso. Mogano …quello vero.

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Il moderno Edipo E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Administrator   

     

                       Il moderno Edipo

 

 

     La tragicità consuma il suo atto attraverso la  bivalenza di necessità e libertà del vivere. D’un canto si vuole la libertà arbitraria del soggetto all’interno del proprio tempo storico; d’altro verso, il necessario, nell’affrontare il vivere soggettivo, all’interno di quell’arbitrio, lascia l’impronta inconfondibile della biunivocità tra bene e male nell’immutabile alternanza mai risolvibile. Quella che fu la saga dei “Labdacidi”, oggi è sempre di moda, e di questo, Eschilo, Sofocle, Euripide furono lapidari. Ma ecco cosa ancora oggi resta.           

     Quando Gigino  si svegliò chiese subito se era morto. Era la conquista di un dolore al corpo insopportabile: si vide in un letto d'ospedale, tutto fasciato, attaccato con corde, cordicelle, fasce, bende; tubi alle braccia, fili attaccati al torace, alle gambe. Eppure, sapeva che da morti non si sente più  dolore. Gigino non era morto, gli rammentò il vicino di letto, anch'egli nelle medesime condizioni, mandandolo al diavolo, accompagnato da ingiurie e maledizioni a non finire.

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1. Il fiume Platani: notizie storiche* E-mail
SAGGISTICA - GIANNONE EUGENIO
Scritto da Administrator   

  Il Platani è il terzo fiume della Sicilia  per lunghezza e per bacino ma non per portata d’acqua, avendo per gran parte dell’anno carattere torrentizio che, tuttavia, non gli ha impedito d’inghiottire sovente vite umane e animali.

   Se non abbonda d’acqua, è carico di storia, di leggende e di riflessi letterari.

   Hanno scritto su questo fiume il poeta A. Di Giovanni, che ne parla soprattutto nel romanzo “Lusaracinu” e nel poemetto “A lu passu di Giungenti, A. Pizzuto, A. Petyx, E. Vittorini, S. Quasimodo, A. Cremona.

   Il Di Giovanni battezzò Valplatani” l’immensa distesa di latifondi che rendevano omogenea tutta la sua vallata centro-meridionale (l’asta principale), che offriva le medesime connotazioni antropiche, paesaggistiche, economiche, storiche e folkloristiche.

      Viene spontaneo pensare al Platani come ad un corso d’acqua, ad un fiume, ma ad una strada che nel corso dei secoli ha messo in contatto, più che dividere, popoli di etnie e lingue diverse, che lungo le sue sponde si sono sì scontrati, ma molto più spesso incontrati in una osmosi di esperienze commerciali, culturali e umane.

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Libero pensiero di PIETRO ABELARDO (1079-1142) E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Administrator   

Libero pensiero di PIETRO ABELARDO (1079-1142)

Testo: “Dialogo tra un filosofo, un giudeo e un cristiano”

Abelardo sogna la pace. Dopo continue battaglie intellettuali nelle diverse scuole di Francia, maestro di “logica” ed “etica” alla scuola di Parigi, il monaco vive l’ultima della sua vita al monastero di Cluny.
Dopo la dura condanna subita al concilio di Sens, dove Bernardo di Clairvaux (Bernardo di Chiaravalle fondatore dell’abazia di Chiaravalle di Milano), lo sconfisse sulle tesi teologiche nel disegno di un nuovo Cristianesimo naturale e aperto.
A Cluny Abelardo scrive il dialogo come un sogno dettato dal desiderio, ma guidato dalla ragione.
Le influenze strutturali del testo sono Platoniche, con carico di metafore, comune peraltro ai maestri di Chartres. Solo alcuni decenni dopo la morte di Abelardo, si riscoprirà tutta l’opera Aristotelica attraverso un movimento siciliano e spagnolo, grazie agli studi di alte menti venuti dall’Islam.
Dunque, se il dialogo sembrerebbe dibattuto tra religione rivelata, Cristianesimo da essa derivante, e Filosofia, Abelardo nel XXII secolo compie un vero azzardo. Il filosofo confessa di essere circonciso e di appartenere alla dinastia di Ismaele.
Da ciò è facile supporre la contemporaneità con Averroe dato gli anni, che dai suoi studi nacque la ricerca Averroista nella nascente Universitas di Padova.
Così il dialogo che è un sogno, non si svolge unicamente tra un filosofo, un giudeo e un cristiano; ma anche con un islamico. Ma questo purtroppo costò a Pietro Abelardo la dura prova di Cluny.

francesco taormina


 

 
LA SVEGLIA DEI TAMBURINI E-mail
SAGGISTICA - TAORMINA FRANCESCO
Scritto da Administrator   

 
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